
L’opposizione vuol chiarezza dopo l’allarme West Nile a Oristano.
La credibilità delle campagne istituzionali contro la diffusione del virus West Nile è al centro di una formale e urgente iniziativa politica intrapresa ad Oristano. Il gruppo di opposizione ha deciso di chiamare in causa direttamente i vertici dell’amministrazione cittadina per segnalare una situazione ritenuta fortemente contraddittoria all’interno di un’area di gestione pubblica. L’atto, inviato per conoscenza anche al presidente dell’assemblea civica Giuseppe Puddu, descrive uno scenario di potenziale pericolo sanitario che si starebbe consumando nel cuore del tessuto urbano.
Le condizioni del cantiere compreso tra via Carnia e via Umbria.
La questione sollevata riguarda in modo specifico le condizioni in cui versa il cantiere municipale situato nell’intersezione stradale compresa tra via Carnia e via Umbria, nello spazio comunemente identificato come piazzetta Undici Settembre. Secondo quanto esposto nell’atto ispettivo, all’interno del perimetro dei lavori si sarebbero accumulati vistosi volumi di liquidi che permangono immobili ormai da diverse settimane. Questa specifica criticità è stata ampiamente documentata e segnalata dagli abitanti del quartiere, preoccupati per le possibili ripercussioni sulla salute pubblica in una stagione già segnata dall’allerta per il virus trasmesso dalle zanzare.
I firmatari dell’interrogazione in seguito all’allarme West Nile a Oristano.
I firmatari del documento appartengono a diverse sigle della minoranza consiliare. Tra i promotori figurano infatti Francesco Federico per la lista Oristano Democratica e Possibile, Francesca Marchi in rappresentanza di Sinistra Futura, oltre ai componenti del Partito Democratico Carla Della Volpe, Speranza Perra e Massimiliano Daga. A completare il gruppo degli interroganti si aggiungono i consiglieri di Alternativa Sarda, ovvero Maria Obinu, Umberto Marcoli e Giuseppe Obinu. I membri dell’opposizione hanno voluto evidenziare come l’ente locale abbia di recente varato provvedimenti restrittivi e linee guida tassative indirizzate alla popolazione, con l’obiettivo condivisibile di azzerare i focolai larvali nei giardini e nelle proprietà private.
Le parole dei consiglieri.
La frizione nasce dal confronto tra i doveri imposti ai singoli nuclei familiari e le condizioni dei luoghi che il Comune gestisce. Sulla scorta di queste premesse, i consiglieri di minoranza hanno inserito una precisa dichiarazione all’interno del testo per esplicitare i rischi di tale condotta: “Il permanere di acqua stagnante in aree urbane abitate può favorire la proliferazione delle zanzare vettori del virus – affermano i consiglieri comunali nell’interrogazione -. Appare dunque evidente il paradosso tra le rigorose prescrizioni ai cittadini e la presenza di analoghe situazioni di ristagno in un cantiere pubblico comunale. Inoltre tale situazione rischia di indebolire il messaggio istituzionale di prevenzione e di generare nei cittadini la pericolosa percezione di criteri diversi applicati ai privati e al pubblico”.
Il contrasto con i sacrifici richiesti quotidianamente alla popolazione.
Attraverso questo formale sollecito, la minoranza intende spingere l’esecutivo guidato dal sindaco Massimiliano Sanna a una profonda riflessione sull’opportunità di mantenere fermi tali comportamenti. Viene chiesto ai destinatari se non reputino che la presenza di questi accumuli idrici sia in palese contrasto con i sacrifici richiesti quotidianamente alla popolazione per arginare il contagio. Si interroga inoltre la giunta sul rischio che tale discrepanza possa minare l’autorevolezza del messaggio pubblico e, in ultima analisi, si domanda se vi sia la reale intenzione di procedere a una bonifica immediata dell’area interessata e di tutti gli altri spazi di proprietà comunale che dovessero presentare i medesimi problemi di ristagno.

