Gli infermieri delle ambulanza India in prima linea con l’Areus.
Il primo bilancio sulle ambulanze India di Areus evidenzia il successo nella gestione delle emergenze in Sardegna, soprattutto nelle località turistiche durante il periodo estivo. Il report ufficiale, pubblicato sul sito istituzionale, presenta risultati giudicati più che positivi, frutto del lavoro di infermieri specializzati in emergenza-urgenza. Il commissario straordinario Angelo Maria Serusi ha sottolineato come questi professionisti, definiti “altamente qualificati”, abbiano completato percorsi formativi specifici e siano pienamente in grado di gestire eventi complessi sul territorio, operando in costante sinergia con la centrale operativa del 118. Secondo Serusi, la preparazione clinica, la rapidità decisionale e la prontezza di intervento degli infermieri rappresentano una risorsa preziosa per la salute pubblica, soprattutto in aree dove la popolazione cresce notevolmente in estate.
Le ambulanze India rappresentano un’alternativa alle Mike dell’Areus.
L’impiego di infermieri sui mezzi di soccorso non è una novità in Italia e regioni come Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna vantano già esperienze consolidate. In Sardegna, fin dal 2001, questo compito è stato svolto in modo discreto e con limitazioni rispetto alle ambulanze medicalizzate Mike, dove l’infermiere affianca un Medico di Emergenza Territoriale (Met), così come accade per l’elisoccorso con i medici anestesisti rianimatori. Inoltre Areus ha compiuto un passo avanti rilevante. Oggi le ambulanze India rappresentano l’unica alternativa concreta alle Mike, sempre più ridotte dalla carenza cronica di medici disponibili.
Numerose adesioni e in pochissimi hanno accettato l’incarico.
L’ultimo corso Met ha registrato numerose adesioni, ma solo pochi professionisti hanno accettato l’incarico, rendendo difficile coprire i posti lasciati vacanti dai dimissionari e da chi raggiunge l’età pensionabile. In questo contesto, il ricorso agli infermieri non è una soluzione di ripiego ma una scelta funzionale ed efficace, come dimostrano i dati. Arresti cardiaci ripresi senza esiti, gravi traumatizzati stabilizzati e trasportati, oltre alla gestione di emergenze complesse, come l’assistenza interamente garantita dalle squadre India durante lo sfollamento di 200 persone per l’incendio di Punta Molentis.
Una serie di algoritmi operativi che consentono all’infermiere di agire in autonomia.
Il funzionamento delle India si basa su un’ambulanza super attrezzata, di proprietà di un ente del terzo settore convenzionato con Areus, con equipaggio composto da un soccorritore laico, un autista soccorritore e un infermiere Areus laureato, abilitato e in possesso di ulteriore titolo per l’operatività sui mezzi medicalizzati. La formazione, affidata a una commissione aziendale guidata da un dirigente medico e composta da istruttori medici e infermieri avanzati, ha definito una serie di algoritmi operativi che consentono all’infermiere di agire in autonomia totale o parziale, supportato a distanza dai medici della Centrale 118. In questo processo, la telemedicina riveste un ruolo chiave, permettendo diagnosi strumentali anche in assenza fisica del medico.
Gli algoritmi utilizzati dagli infermieri nelle ambulanze India dell’Areus.
Attualmente gli infermieri India operano con nove algoritmi principali, destinati ad aumentare. Anafilassi adulto; Sindrome coronarica acuta e dolore toracico; Arresto cardiaco; Stroke (ictus); Dolore nell’adulto; Ipoglicemia nell’adulto; Intossicazione da oppiacei; Convulsioni; Incidente maggiore – maxi emergenze. L’approccio basato su algoritmi è comune soprattutto all’estero, dove mezzi simili sono gestiti da Emt, figure non mediche ma sanitarie, con risultati soddisfacenti.
Presto verrà incrementato il numero delle ambulanze infermieristiche.
Areus ha annunciato che presto incrementerà il numero di ambulanze India, ampliando la copertura territoriale e rafforzando la capacità di risposta avanzata. Con questa strategia, l’azienda regionale conferma di voler essere all’avanguardia nella nuova frontiera del soccorso sanitario, trasformando quella che poteva apparire come “un’alternativa povera” in una risorsa centrale e strategica per la tutela della salute pubblica in Sardegna.
