Oristano, due carabinieri a processo per registri falsi: ecco chi sono

Tribunale Processo Oristano

Due carabinieri a processo nel tribunale di Oristano.

Il tribunale monocratico di Oristano ha emesso la sentenza di primo grado che ridefinisce i contorni di una articolata indagine condotta dalla locale Procura della Repubblica. Il verdetto, formulato dal magistrato Chiara Lai, ha ridimensionato in modo significativo l’impianto accusatorio iniziale che gravava sui carabinieri Stefano Maramici e Dino Castronovo, determinando una serie di assoluzioni e dichiarazioni di prescrizione che hanno di fatto mitigato le severe richieste avanzate dal pubblico ministero Marco De Crescenzo nel corso della requisitoria.

Gli indagati avrebbero alterato i registri di bordo e gli ordini relativi ai turni di perlustrazione.

La vicenda giudiziaria affonda le proprie radici a 11 anni fa, quando i due militari, due appuntati scelti all’epoca in forza presso l’Aliquota radiomobile della compagnia di Macomer, finirono al centro di accertamenti investigativi coordinati dal sostituto procuratore Marco De Crescenzo. Le contestazioni originarie ipotizzavano una condotta sistematica volta alla manipolazione dei documenti ufficiali di servizio.

Secondo l’ipotesi della Procura, gli indagati avrebbero alterato i registri di bordo e gli ordini relativi ai turni di perlustrazione eseguiti nel corso dell’anno 2015 all’interno di un comprensorio territoriale esteso tra le località di Macomer, Silanus, Bortigali e Bosa. Nei verbali ufficiali venivano annotati transiti lungo arterie stradali, l’esecuzione di posti di blocco per il controllo dei veicoli e ispezioni domiciliari nei confronti di soggetti sottoposti a restrizioni della libertà personale; adempimenti che, secondo gli accertamenti degli inquirenti, non avrebbero trovato riscontro nella realtà operativa o sarebbero stati eseguiti con modalità differenti da quelle dichiarate.

La presunta condotta infedeli dei carabinieri finiti a processo nel tribunale di Oristano.

La tesi accusatoria legava tale presunta condotta infedele alla necessità di occultare l’allontanamento ingiustificato dalle aree di competenza per consentire a uno dei due carabinieri di presenziare a incontri di natura strettamente privata e personale con una residente del luogo. Quell’originaria frequentazione si era rivelata l’elemento scatenante dell’intera attività investigativa, dal momento che la stessa cittadina aveva successivamente provveduto a consegnare agli organi inquirenti un corredo di comunicazioni testuali e supporti audio contenenti registrazioni, elementi considerati fondamentali per l’avvio dell’azione penale.

Il primo si assentava per ragioni private mentre il collega di pattuglia rimaneva all’interno dell’auto.

Nella ricostruzione originaria degli inquirenti, mentre l’appuntato scelto Stefano Maramici si assentava per ragioni private, il collega di pattuglia Dino Castronovo rimaneva all’interno della vettura d’istituto per garantire la copertura del turno e l’apparente regolarità della vigilanza. Sulla scorta di tale quadro indiziario, il rappresentante della pubblica accusa aveva richiesto l’applicazione di sanzioni detentive rigorose, sollecitando nello specifico una condanna a quattro anni di reclusione per Stefano Maramici, ritenuto principale beneficiario degli allontanamenti, e a 3 anni e 6 mesi per Dino Castronovo.

L’esito del dibattimento ha tuttavia condotto l’organo giudicante a una valutazione differente, accogliendo in gran parte le tesi sollevate dall’avvocato difensore Luciano Rubattu. Sotto il profilo dei reati di natura prettamente militare, riferiti all’ipotesi di abbandono di posto, il tribunale ha rilevato il decorso dei termini massimi previsti dalla legge, dichiarando l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione nei confronti sia di Stefano Maramici sia di Dino Castronovo, sancendo l’impossibilità di procedere oltre su quel versante della contestazione.

L’istruttoria dibattimentale ha smentito le contestazioni formali.

Per quanto concerne invece i reati di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, il collegio giudicante ha ritenuto necessario operare una netta e sostanziale differenziazione tra i profili di responsabilità dei due imputati, recependo le argomentazioni legali incentrate sui vincoli derivanti dall’ordinamento gerarchico che regola l’istituzione militare. Con riferimento a uno specifico episodio datato settembre 2015, nel quale la Procura ravvisava la falsificazione dei verbali relativi a un controllo stradale e a una verifica di detenzione domiciliare, l’istruttoria dibattimentale ha smentito le contestazioni formali. Le prove emerse in aula hanno certificato la piena legittimità dell’operato dei carabinieri, dimostrando che i controlli stradali e le verifiche erano stati effettivamente portati a compimento nel rispetto delle procedure, orientando il giudice verso un’assoluzione piena per ambo gli imputati in quanto il fatto non sussiste.

Il giudice del tribunale di Oristano ha assolto uno dei due carabinieri.

La valutazione delle posizioni individuali ha poi portato all’assoluzione totale di Dino Castronovo per i restanti capi d’accusa concernenti la compilazione dei registri. Il magistrato ha riconosciuto l’insussistenza dell’elemento soggettivo del reato e la mancanza di dolo nella condotta del militare, evidenziandone lo stato di subordinazione professionale rispetto al capo pattuglia e decretando l’assoluzione poiché il fatto non costituisce reato. La responsabilità penale per i residui episodi di alterazione documentale è stata dunque circoscritta unicamente a Stefano Maramici, nei cui confronti è stata pronunciata una sentenza di condanna alla pena di un anno e 6 mesi di reclusione. La difesa ha già manifestato l’intenzione di impugnare il provvedimento dinnanzi alla Corte d’Appello per ottenere una revisione della parziale condanna.

Informazioni su Pietro Serra 1.606 Articoli
Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.