Christian Concas e il legame con Oristano, tra corsa e Sartiglia

Christian Concas, Maori Run

L’intervista allo sportivo Christian Concas.

Maori Run, all’anagrafe Christian Concas, è uno sportivo con Oristano nel cuore. Originario di Arbus, ha partecipato a diverse competizioni. La corsa per lui è diventata uno strumento di riscoperta personale e di equilibrio emotivo. Dopo anni dedicati agli studi e alla musica, a 32 anni ha deciso di riprendere l’attività sportiva non solo per forma fisica, ma per affrontare momenti di difficoltà interiore, imparando a dialogare con se stesso e a conoscersi profondamente. I suoi allenamenti attraversano Oristano, dal centro storico all’argine fino alla spiaggia di Torre Grande, luoghi che definisce magici e carichi di pace. Correre diventa anche un modo per portare con sé simboli della tradizione della Sartiglia, un gesto di identità e orgoglio cittadino. Si racconta nell’intervista al Giornale di Oristano.

Cosa l’ha spinta a iniziare a correre?

“Credo che le risposte a questa domanda spesso siano incentrate più sulle conseguenze che ci hanno spinto a iniziare che non sulle cause. La mia causa è stata “risolvere i problemi di ansia e fasi depressive” Si inizia a praticare sport per rimettersi in forma, per perdere peso, per dedicarsi del tempo verso se stessi. Tutti motivi validi e veri. Analizzando in maniera molto più spietata e sincera il nostro percorso esistenziale ci dovremmo porre delle domande molto più coscienziose, ovvero: Perché ho permesso a me stesso di non fare sport? Perché ho permesso a me stesso di aumentare di peso? Perché mi sono trascurato? E perché ho messo davanti a me chiunque dimenticando me stesso? Perché non mi amo davvero?

Così, dopo tanti anni corsi dietro a un pallone, a 20 anni ho smesso per dedicarmi agli studi al conservatorio per 8 lunghi anni (è solo una scusa, avrei potuto continuare lo stesso se avessi voluto). A 32 anni (adesso ne ho 40), coincidenti con un nuovo percorso lavorativo come docente alle scuole medie, ho preso più fiducia in me stesso e ho sentito il bisogno di riprendere ad analizzare me stesso, non più con la mia carissima psicologa con cui ho trascorso lunghi anni della mia adolescenza, no, questa volta con una persona ancora più importante: me stesso. Esatto, corro con lui da 8 anni senza smettere, imparando chi sono e riscoprendomi ogni singolo giorno. Sapete che le nostre cellule sono in continuo cambiamento? Non preoccupatevi se vi sentite strani, diversi e se qualcuno ve lo fa notare, è tutto nella norma; anzi, divertitevi a riscoprire il vostro alter ego almeno una volta ogni sei mesi”.

Quali sono i luoghi di Oristano che preferisce per i suoi allenamenti?

“Oristano ha per me una grande importanza. Sono nato ad Arbus, e dopo le scuole medie per 5 anni ho studiato alle Industriali Othoca di Oristano, viaggiando ogni singolo giorno e diplomandomi come perito informatico! Così, dopo gli studi al conservatorio, i primi due anni di insegnamento, guarda caso, sono coincisi con la scuola media Alagon di Oristano. Passano altri 5 anni e ancora una volta Oristano è stata la mia scelta come sede definitiva all’Istituto n. 1-2 Eleonora d’Arborea in Via Marconi, come docente di percussioni. Ho cambiato residenza da due anni, comprato casa in una bellissima frazione chiamata Silì e da lì partono quasi tutti i miei allenamenti, che si snodano per le vie del centro di Oristano, percorrono l’argine diretto verso Porta Nuova e si spingono sino alla spiaggia di Torre Grande. Posti magici, con dei colori stupendi e una pace infinita”.

Perché per Lei è così importante portare i simboli della Sartiglia in gara?

“Per me è importante portare in qualsiasi modo il nome di Oristano oltre la Sardegna, come segno di identità e come riconoscimento verso una città che mi sta dando una nuova dimora. E Oristano di cognome fa Sartiglia. Sono fiero e orgoglioso di questa tradizione, e per me è un onore correre con qualche simbolo. Soprattutto perché durante le mie corse anche io mi immagino su un cavallo, parlo costantemente al mio corpo, gli do pacche e lo ringrazio, invitandolo a dare il meglio di sé. Il nostro corpo ci scarrozza in giro ovunque desideriamo, ringraziamolo tutti i giorni”.

Come lo sport insegna a superare i propri limiti?

“I limiti, grazie a Dio, esistono; se non ci fossero, sarebbe tutto così tremendamente facile e piatto. Così, che esistono, perché non provare a superarli? Lo sport è arte in movimento, è disciplina, è tenacia, è resilienza! Il vero limite che abbiamo è la mancanza di determinazione nel volere fare qualcosa. Superato questo step, tutti i giorni, il resto è fede – come fiducia – in azione. Superare i propri limiti non vuol dire migliorare eternamente la performance, ma migliorare continuamente la migliore versione di se stessi. Ci sono tanti campioni a livello mondiale che, appena non raggiungono più certi risultati, vengono spesso scaricati e considerati perdenti. Questo è un male della società, che spesso è confusa, annoiata e malata. Il segreto è non farsi trascinare. Il vero miglioramento è sempre e solo verso noi stessi. Superatevi tutti i giorni, sino a che avrete respiro”.

Quale messaggio desidera trasmettere a chi la segue?

“Vivete con positività la vostra vita. Praticate sport, rispettate il vostro corpo e la vostra mente! Fate qualsiasi cosa vi renda felici e spensierati! I pensieri sono cose, hanno un potere straordinario, perciò dirottatelo solo su ciò che vi rende liberi. Tanti cercheranno di riportarvi nella loro via, dicendovi che esistono le cose tristi, scaricando su di voi i problemi e facendovi sentire spesso confusi, tristi, infelici e insicuri. Sapete una cosa? Non è mai colpa degli altri. Siamo noi a decidere sotto quale frequenza stare e che genere di pensieri avere e quali lasciare scorrere. In fondo, come dice Forrest Gump, la vita è come una scatola di cioccolatini: e io adoro il cioccolato”.

Informazioni su Pietro Serra 1379 Articoli
Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.