
I rimborsi di Poste Italiane a Oristano per i truffati dall’impiegata.
I correntisti truffati verranno risarciti. È questa la prima rassicurazione arrivata da Poste Italiane a seguito del provvedimento cautelare che ha colpito una sua dipendente, sospesa dal servizio su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano. L’azienda ha comunicato di aver avviato verifiche interne e di collaborare pienamente con l’autorità giudiziaria per chiarire la vicenda, assicurando il rimborso integrale agli utenti coinvolti.
La posizione di Poste Italiane sui rimborsi in provincia di Oristano.
“In riferimento e a seguito del provvedimento cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano lo scorso 10 giugno nei confronti di una impiegata applicata in sedi aziendali operative sul territorio oristanese, Poste Italiane ha provveduto tempestivamente a sospendere dal servizio la destinataria della misura cautelare sopracitata. L’azienda, continuando ad assicurare la massima disponibilità alle autorità responsabili delle indagini, evidenzia di aver prontamente avviato le opportune verifiche interne in funzione dell’individuazione e del riscontro di operazioni fraudolente commesse nella fattispecie. Tutti i clienti che risulteranno coinvolti saranno risarciti delle somme indebitamente sottratte”, fa sapere Poste Italiane.
Le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Oristano.
Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri delle stazioni di Ghilarza e Abbasanta, tutto è partito da una serie di denunce presentate da clienti che avevano rilevato gravi irregolarità nei movimenti dei propri conti. L’inchiesta, avviata nei primi mesi del 2024 su richiesta della Procura della Repubblica, ha permesso di ricostruire un quadro ritenuto preoccupante dagli inquirenti.
Le manovre fraudolente rese possibili dalla posizione lavorativa della donna.
Al centro dell’indagine c’è una dipendente accusata di aver approfittato del proprio incarico per mettere in atto una serie di operazioni illecite ai danni di ignari risparmiatori. Le condotte contestate, definite reiterate e commesse in diverse sedi postali dove l’impiegata ha prestato servizio, avrebbero portato a un’appropriazione indebita di quasi 40mila euro. I prelievi sospetti, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero avvenuti attraverso manovre fraudolente rese possibili dalla posizione lavorativa della donna, che operava con pieno accesso agli strumenti di gestione dei conti.

