Dalla crisi del Venezuela alla Sardegna, la storia di Alejandro

Alejandro Melendez, Venezuela Sardegna

Alejandro è arrivato in Sardegna dopo la fuga dal Venezuela.

Alejandro Melendez, 26 anni, vive da tempo in Sardegna, a Cagliari, dopo essere fuggito dal Venezuela, dove i governi di Hugo Chávez e Nicolas Maduro hanno radicalmente cambiato la sua vita. Oggi considera l’Italia la sua seconda casa, un Paese che lo ha accolto con calore e gli ha offerto opportunità e prospettive che in Venezuela sono state negate a intere generazioni di giovani.

Per il giovane lasciare il suo Paese non è stato semplice.

“Oggi parlo come un giovane venezuelano che da oltre 4 anni vive in Italia, la maggior parte dei quali trascorsi in Sardegna – esordisce Alejandro -. Lasciare il mio Paese non è stata una scelta semplice. Ha significato abbandonare tutto: la mia vita, i miei amici, la mia famiglia, il luogo che mi ha visto crescere e che mi ha dato un’identità culturale di cui vado fiero e che porto con me con orgoglio e fedeltà. Con l’arrivo del chavismo nel 1998, dopo la vittoria di Hugo Chávez alle elezioni, si iniziava già a percepire un clima diverso. Un clima che, con il tempo, si è trasformato in un regime totalitario, caratterizzato dalla sistematica violazione dei diritti umani, dallo smantellamento dello Stato di diritto e dalla distruzione della separazione dei poteri. Un controllo progressivo e capillare su tutte le istituzioni, dove corruzione e traffico di influenze sono diventati la normalità quotidiana”.

La criminalità era spesso protetta dallo Stato venezuelano.

Alejandro racconta come, in Venezuela, lo sviluppo economico e la possibilità di accedere a un’istruzione adeguata siano stati percepiti dal regime come una minaccia. “Perché una popolazione che diventa classe media non segue più il dogma ‘rivoluzionario’ del cosiddetto socialismo del XXI secolo imposto dalla dottrina chavista – prosegue -. Come venezuelano ho vissuto in un Paese segnato dalla criminalità, dove i cosiddetti colectivos, gruppi civili armati, spesso organizzati e protetti dallo Stato, seminano terrore tra la popolazione e reprimono chiunque osi esprimere un’opinione diversa da quella imposta dal regime”.

L’insicurezza del Venezuela ha spinto Alejandro a trasferirsi in Sardegna.

L’esperienza personale di Alejandro riflette la realtà di molti cittadini. “Ho vissuto l’insicurezza costante, la paura di sentire un motorino avvicinarsi, il timore di essere rapinato, la necessità di uscire senza telefono per ridurre i rischi. Ho studiato in un’università priva di risorse, saccheggiata dalla delinquenza e sotto continua persecuzione. Un’università costretta a scioperi continui perché i docenti percepiscono stipendi inferiori ai 100 euro al mese. Molti di loro continuano a insegnare solo per vocazione, per non lasciare gli studenti senza un’istruzione di qualità, pur non potendo vivere dignitosamente del proprio lavoro. Ho lavorato e studiato contemporaneamente, affrontando un sistema di trasporto pubblico fatiscente, fermo agli anni ’90, inefficiente e spesso inesistente. Questa condizione di stress continuo, insieme a tante altre realtà che i venezuelani vivono ancora oggi, spinge milioni di persone a emigrare, con il sogno di poter realizzare una vita che il regime chavista ci ha negato”.

Il giovane sottolinea come il regime abbia ignorato la volontà popolare.

“Il regime ha calpestato la volontà popolare, truccato elezioni, autoproclamandosi vincitore senza prove, sostenuto da un Consiglio Nazionale Elettorale apertamente schierato. Il popolo venezuelano ha tentato ogni via burocratica e pacifica per una transizione democratica del potere. Tutti i tentativi sono falliti, intrappolati nei falsi dialoghi promossi dal regime solo per guadagnare tempo e perpetuarsi al potere – rimarca -. In Venezuela oggi non esiste un’istituzione che possa difendere il popolo. Non l’esercito, non la polizia, non lo Stato. Chi ha provato a ribellarsi è diventato prigioniero politico, torturato, spesso senza che si sappia se sia ancora vivo. Oggi una parte del popolo venezuelano piange, un’altra festeggia. Ma tutti condividono la stessa incertezza. Perché in uno Stato devastato fino alle fondamenta, la soluzione non può essere solo la rimozione di Maduro, ma lo smantellamento completo di un sistema corrotto che ha occupato ogni istituzione”.

Il coraggio di chi resiste al regime.

Rimangono figure chiave del potere come Diosdado Cabello, Delcy Rodríguez e Jorge Rodríguez, ancora al comando e coinvolti in gravi casi di corruzione. Alejandro denuncia il ruolo del Venezuela come piattaforma del narcotraffico nella regione e sottolinea il coraggio di chi resiste al regime, come María Corina Machado, simbolo della lotta per la libertà e la democrazia. “Una donna che non si è mai piegata al regime, che non ha mai tradito i suoi ideali, e che gode del sostegno della maggioranza del popolo venezuelano. Il 28 luglio lo abbiamo dimostrato chiaramente, dando oltre il 65% dei voti al candidato da lei sostenuto, nonostante la sua esclusione forzata dalle elezioni. Oggi il popolo venezuelano vive tra speranza e timore. Gioia e incertezza convivono”, conclude.

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Pietro Serra nasce a Sassari il 7 aprile 1988 e cresce a Sorso, cittadina nella provincia di Sassari. Giornalista pubblicista, dal 22 gennaio 2024 è direttore del Giornale di Oristano.