Il dovere di non dimenticare la tragedia di Crans-Montana.
La tragedia di Crans-Montana ha colpito e addolorato tutti noi. Davanti alla morte di un ragazzo, davanti al dolore di una famiglia spezzata, ogni parola rischia di essere insufficiente o fuori luogo. Ci sono ferite che nessun genitore può superare, silenzi che nessuna comunità può davvero colmare. E il primo dovere, oggi, è il rispetto. Ma il rispetto non può diventare rimozione. Il dolore non deve impedire le domande, soprattutto quando quelle domande riguardano la sicurezza, la responsabilità e il futuro dei nostri figli.
Minorenni lasciati soli a festeggiare il Capodanno.
È legittimo chiedersi se dei ragazzini di 14 anni possano essere lasciati soli a festeggiare il Capodanno in locali dove l’alcol, e in particolare lo champagne, è il protagonista indiscusso dei festeggiamenti. È legittimo domandarsi se tutto questo venga ormai considerato normale, quasi inevitabile, come se crescere significasse anticipare ogni eccesso dell’età adulta.
Il ruolo degli adulti.
Qui non si tratta di puntare il dito contro una singola famiglia o contro un singolo genitore. Sarebbe ingiusto e sterile. Il punto è più profondo e più scomodo: il ruolo degli adulti, nel suo complesso, sembra essersi progressivamente assottigliato. Genitori stanchi, spesso assenti, talvolta disarmati. Istituzioni che chiudono un occhio. Locali che accolgono minorenni in nome del profitto. Una società che confonde la libertà con l’abbandono. Davvero pensiamo che “esserci” significhi solo concedere? Davvero crediamo che educare voglia dire non porre limiti, non dire mai di no, non assumersi il peso – impopolare ma necessario – della responsabilità? Proteggere non è controllare, ma neppure voltarsi dall’altra parte.
I giovani hanno il diritto a essere custoditi e guidati.
C’è poi un interrogativo ancora più amaro: questo mondo distratto, frenetico, saturo di stimoli e povero di attenzioni, ha bisogno anche di queste vittime per fermarsi a riflettere? Dobbiamo sempre aspettare una tragedia per chiederci dove abbiamo sbagliato? I ragazzi non sono piccoli adulti. Hanno diritto al divertimento, alla spensieratezza, alla festa. Ma hanno anche diritto a essere custoditi, guidati, accompagnati. Quando questo viene meno, il rischio non è solo l’errore, ma l’irreparabile.
Non dimentichiamo la tragedia di Crans-Montana.
Crans-Montana non deve diventare solo una notizia archiviata con dolore. Deve restare una ferita che interroga tutti: genitori, educatori, istituzioni, comunità. Perché il vero fallimento non è solo la tragedia in sé, ma la possibilità che, passata l’emozione, tutto continui esattamente come prima.
