
L’Europa del futuro con la Sardegna protagonista.
“Un’Europa unita e democratica”. Questa la visione di Alcide De Gasperi. Spingeva per un’Europa politica, non solo economica. Voleva una Comunità politica europea con un Parlamento eletto e una difesa comune. La sua paura era che un’Europa solo economica diventasse tecnocratica e lontana dai cittadini. Era un cattolico democratico, pensava che l’Europa dovesse tutelare dignità della persona e sussidiarietà. Affrontare, oggi, questo tema, significa parlare non solo di istituzioni internazionali, ma della vita concreta delle nostre comunità. l’Unione europea non è qualcosa di distante da noi; è nelle infrastrutture che utilizziamo, nelle imprese che esportano, nei giovani che studiano in uno Stato membro, muovendosi nel mondo della conoscenza, nei fondi che sostengono i Comuni, nella sicurezza energetica delle famiglie e nella stabilità economica delle nostre Città, divenute ormai interconnesse e smart.
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Oggi il contesto internazionale ci impone una riflessione seria e profonda. Viviamo una fase storica segnata da guerre convenzionali e guerre asimmetriche, tensioni geopolitiche e geoeconomiche, dove i vantaggi competitivi tengono banco, crisi energetiche e trasformazioni economiche globali. In questo scenario, il futuro dell’Unione europea dipenderà dalla capacità di agire con una sola voce. Ormai, è divenuto non rimandabile, non toccare alcuni temi. Primo fra tutti la Politica estera europea. L’Unione deve rafforzare la propria politica estera comune. Non si può continuare ad assistere a divisioni tra Stati membri su questioni fondamentali che riguardano pace, sicurezza e relazioni internazionali. I conflitti in Ucraina, in Medio Oriente fra Iran, Israele e Stati Uniti, e i vari conflitti sparsi per il globo, dimostrano quanto sia fragile l’equilibrio mondiale costruito sino ad ora.
In un mondo attraversato da nuove potenze geopolitiche e geoeconomiche, sia regionali che a proiezione globale, l’Europa rischia di diventare irrilevante, sostanzialmente mantenendo la sua natura di Organizzazione internazionale ” Sui Generis” per i suoi poteri normativi di diritto derivato previsti dai Trattati, se non costruisce una visione strategica condivisa, di ampio respiro. Serve un’Unione Europea capace di mediare, di dialogare, ma anche di difendere i propri interessi economici, energetici e democratici. La diplomazia europea deve diventare uno strumento autorevole e riconoscibile, in grado di promuovere stabilità politica, economica, sicurezza e cooperazione internazionale.
Per le Regioni e Territori europei questo significa maggiore stabilità, tutela delle imprese locali, sicurezza degli approvvigionamenti energetici e capacità di affrontare insieme le emergenze globali. Un tema collegato è quello della politica di difesa comune. Le guerre che stanno interessando l’Ucraina e il Medio Oriente evidenziano che la Pace non può essere data per scontata, anche se ogni cittadino comunitario pensava lo fosse. L’Unione deve costruire una vera politica di difesa comune. Non per alimentare una logica di guerra, tra l’altro incostituzionale per tutte le democrazie europee, se non a scopi difensivi, ma per garantire autonomia strategica, informativa, sicurezza dei cittadini e capacità d’intervento nelle crisi internazionali.
Oggigiorno, i singoli Stati membri, spendono molto nella difesa, ma in maniera frammentata. Una maggiore integrazione consentirebbe di razionalizzare le risorse, coordinare tecnologie, intelligence e sistemi di sicurezza, rafforzando il ruolo europeo all’interno dell’Alleanza Atlantica ma anche la sua indipendenza decisionale. La sicurezza non riguarda soltanto i confini. Riguarda anche la cyber-sicurezza, la protezione delle infrastrutture strategiche e la tutela democratica delle nostre istituzioni, divenute priorità. Dunque i Territori hanno bisogno di un’Europa capace di proteggere cittadini, imprese e istituzioni dalle instabilità e minacce divenute globali.
Altro tema, nel solco designato da De Gasperi, è quello di una maggiore integrazione verso l’Unione politica europea. L’Unione non può restare soltanto un’unione economica e burocratica, fatta da tecnocrati, deve evolversi verso una vera comunità politica. Le sfide del nostro tempo: energia, ambiente, sicurezza, competitività industriale, non possono essere affrontate dai singoli Stati in ordine sparso, spesso in competizione fra loro, creando debolezza nel “mare magnum” della post globalizzazione.
Serve una governance europea più forte, più democratica e più vicina ai territori. I veti incrociati debbono essere superati che troppo spesso bloccano decisioni fondamentali. Un’Europa più unita significa maggiore capacità d’investimento, maggiore peso internazionale e maggiore tutela sociale per i Cittadini. Ma significa anche dare più voce alle comunità locali. I comuni e le regioni devono diventare protagonisti del progetto dell’Unione, non semplici destinatari di direttive, spesso non self-executing, bisognose di ulteriori norme nazionali di adeguamento.
Su questa direttrice, la Sardegna può diventare un laboratorio strategico dell’Europa del futuro. Non soltanto come territorio periferico comunitario, ma come ponte geopolitico, energetico, culturale e tecnologico nel Mediterraneo. A tal riguardo, si possono evidenziare alcune azioni strategiche per costruire l’Europa del futuro nei territori: fare della Sardegna una piattaforma euro-mediterranea. La posizione geografica è strategica. Può diventare un hub europeo nel Mediterraneo rafforzando i collegamenti con la Corsica, la Spagna, la Francia e il Nord Africa; può creare una Conferenza euro mediterranea delle città insulari con partenariati permanenti; può candidare il territorio a ospitare forum europei su energia, sicurezza marittima e cooperazione mediterranea, sviluppando zone economiche speciali europee legate a logistica e innovazione portuale.
L’Europa del futuro si giocherà molto nel “Mare Nostrum”: energia, migrazioni, commerci e sicurezza passeranno da qui. Può mettere le basi su una leadership europea sull’energia. La Sardegna, per l’appunto, può diventare un modello per la transizione energetica, investendo in grandi comunità energetiche territoriali e puntando sull’innovativo sistema di produzione di energia elettrica da Moto Ondoso del mare, creando un distretto euro mediterraneo dell’energia sostenibile, attraendo fondi europei del “Green Deal”. Questo avrebbe come conseguenza un minore costo pro capite, maggiore indipendenza strategica, nuova occupazione qualificata e attrazione di investimenti internazionali.
Altro punto cruciale. Università e giovani. L’Europa si costruisce attraverso le nuove generazioni. Le Università degli Studi di Sassari e Cagliari potrebbero diventare un polo strategico europeo su: studi mediterranei, diplomazia europea, cybersecurity, intelligenza artificiale applicata ai territori, sostenibilità ambientale e climatica. Una proposta innovativa e di ampio respiro potrebbe essere la creazione di un “Campus Euromediterraneo”, aumentando i programmi Erasmus e scambi internazionali e aprire sportelli permanenti UE per aiutare giovani e imprese ad accedere ai bandi comunitari.
La Sardegna può guidare una rete europea delle regioni periferiche puntando sulle proprie città e realtà locali. Gli obiettivi potrebbero essere quelli di chiedere maggiore peso politico delle Isole nelle decisioni, ottenere una fiscalità differenziata per le aree insulari, promuovere una continuità territoriale europea stabile e difendere i diritti alla mobilità e alla competitività delle imprese sarde. La condizione insulare non deve essere vista come limite, ma come questione strategica europea.
Nel nuovo scenario geopolitico e geoeconomico il Mediterraneo potrebbe essere centrale per sicurezza, rotte commerciali e difesa marittima europea. La Sardegna potrebbe ospitare centri europei di monitoraggio ambientale e marittimo, diventare sede di esercitazioni civili europee di protezione civile, con protocolli d’intesa permanenti tra Amministrazioni locali, Regione e Università, infine, promuovere programmi europei sulla resilienza climatica e sicurezza costiera. L’Europa del futuro sarà per forza di cose anche digitale. La Sardegna tutta dovrebbe creare un polo tecnologico mediterraneo, attrarre startup europee, investire in smart city e servizi digitali pubblici e utilizzare fondi europei per IA, cloud pubblico e cybersecurity.
Le Città metropolitane europee saranno sempre più nodi tecnologici e strategici. L’Europa del futuro dovrà essere unita politicamente ma rispettosa delle identità territoriali. La Sardegna non deve sentirsi periferia dell’Europa. Deve diventare centro strategico del Mediterraneo europeo con capacità di visione, coraggio e progettualità.
Infine, un tema non tra i tanti è l’unione monetaria. La stabilità economica europea è oggi messa alla prova dalle tensioni internazionali, rimarcate a più riprese, dall’andamento del prezzo del petrolio e dei suoi derivati, dall’aumento del costo energetico e dalle oscillazioni dei mercati finanziari legati anche al valore dell’oro e delle materie prime strategiche. La Sardegna non è immune da queste tensioni. Anzi. L’Euro, però, rappresenta una grande conquista comune, che da una grande stabilità economica, ma l’unione monetaria deve essere rafforzata da policies economiche comuni più efficaci. Va rimarcato che non può esistere una moneta forte senza una vera politica fiscale e industriale europea. Solo così, potrà affrontare gli shock internazionali senza lasciare indietro nessuno: cittadini e territori in primis.
Una maggiore Unione Politica sarebbe una scelta storica. L’Europa deve guardarsi dentro, capire se essere protagonista o spettatrice del “Nuovo Ordine Mondiale”. In un Mondo dominato da Potenze economiche e militari, sia globali che di natura regionale, nessuno Stato Membro , da solo, può affrontare le sfide globali. Utilizzando un linguaggio strettamente geopolitico, diremmo medie e piccole Potenze. La risposta non può essere il ritorno ai nazionalismi o alle divisioni. Al contrario, un Europa forte dove maggiore cooperazione, maggiore integrazione e maggiore solidarietà politica tracciano la direzione. Ma questa Unione deve essere anche più vicina ai cittadini, più concreta, meno burocratica e più capace di ascoltare tutti i territori che la compongono. Perché il consenso europeo non si costruisce nei palazzi, ma nella vita quotidiana dei suoi Cittadini.
De Gasperi segnò la strada giusta, abbiamo, oggi, il dovere di immaginare un’Europa che non sia soltanto un mercato, ma una comunità politica fondata su pace e sicurezza, democrazia, sviluppo e solidarietà. I nostri Comuni, divenuti pietre angolari, giocano il ruolo più importante per sentirsi parte di un progetto comune condiviso. Difendere l’Europa significa difendere il Futuro e come disse Mario Draghi, “Non vi è Sovranità nella Solitudine”.

