
La Messa Crismale nella cattedrale di Ales.
Una celebrazione carica di devozione ha riunito clero e fedeli nella cattedrale di Ales, dove l’arcivescovo monsignor Roberto Carboni ha guidato la Messa Crismale, momento centrale della vita liturgica diocesana che precede la Pasqua e ne anticipa i segni più profondi. Nel corso del rito sono stati benedetti gli oli degli infermi e dei catecumeni ed è stato consacrato il Sacro Crisma, elementi destinati ad accompagnare la vita sacramentale della comunità cristiana lungo l’intero anno.
Un legame spirituale e pastorale.
Il rito, che si colloca tradizionalmente nei giorni immediatamente precedenti il Triduo pasquale, ha assunto un valore simbolico particolarmente evidente. La celebrazione infatti rappresenta una delle espressioni più significative della comunione tra il vescovo e i sacerdoti della diocesi, evidenziando quell’unità ecclesiale che si traduce nella condivisione di responsabilità, ministeri e carismi all’interno della Chiesa. In cattedrale si è così rinnovato un legame che non è solo istituzionale, ma anche spirituale e pastorale.
La benedizione degli oli santi nella Messa Crismale ad Ales.
Durante la liturgia, i presbiteri hanno rinnovato le promesse pronunciate nel giorno della loro ordinazione, riaffermando l’impegno al servizio del popolo di Dio. Un gesto che, pur nella sua ritualità, conserva un forte valore personale e comunitario. Allo stesso tempo, il vescovo ha benedetto gli oli santi per i sacramenti e la cura spirituale dei fedeli e ha consacrato il crisma da utilizzare nel Battesimo, nella Confermazione e nell’Ordine sacro.
L’azione dello Spirito Santo nella vita delle persone.
L’olio, nella tradizione cristiana, assume un significato che va oltre la sua dimensione materiale. Si tratta di un segno antico, carico di riferimenti biblici, che richiama l’azione dello Spirito Santo nella vita delle persone. Questo elemento esprime una presenza che guarisce, sostiene, illumina e consacra, contribuendo a diffondere nella Chiesa il “buon odore di Cristo”, immagine evocativa della testimonianza cristiana nel mondo.
La riflessione del vescovo monsignor Roberto Carboni.
Nel corso dell’omelia, monsignor Carboni ha offerto una riflessione sulla realtà della diocesi di Ales-Terralba, soffermandosi sia sugli aspetti positivi sia sulle criticità che emergono nella vita delle parrocchie. “Riflettendo sulla vita delle nostra comunità di Ales-Terralba mi rendo conto di quanto bene ci sia nelle nostre parrocchie, di quanto impegno voi presbiteri mettiate nel vostro servizio pastorale ma al tempo stesso emergono anche le lentezze, le fatiche, l’urgenza di un cambio nello stile pastorale e nella vita cristiana, necessario per rendere la nostra testimonianza più agile ed efficace in questo mondo in continuo e frenetico cambiamento, più attenta a quello che lo Spirito Santo ci suggerisce”, ha affermato il vescovo.
Le parole dell’arcivescovo hanno messo in luce una realtà complessa, fatta di dedizione quotidiana ma anche di difficoltà legate ai cambiamenti sociali e culturali. La richiesta implicita è quella di una maggiore capacità di adattamento, senza perdere il nucleo essenziale della missione pastorale. Il riferimento a un mondo in trasformazione suggerisce la necessità di rinnovare linguaggi e modalità di presenza, per mantenere viva ed efficace la testimonianza cristiana.
I giovani chiedono ascolto alla Chiesa.
Un ulteriore passaggio dell’intervento ha riguardato la vita concreta delle parrocchie, descritta come un insieme articolato di attività, strutture e proposte formative. In questo contesto, il vescovo ha individuato alcuni elementi che risultano particolarmente apprezzati dai fedeli, sottolineando l’importanza della relazione personale. “La realtà parrocchiale mostra una molteplicità di impegni, di strutture, di offerta formativa. Ma quello che mi pare di notare come una dimensione che i fedeli apprezzano in modo evidente è il tempo dato al loro ascolto – e su questo aspetto vedo che anche i giovani desiderano che si offra loro tempo di ascolto – al sacramento della riconciliazione, alla visita ai malati, alla relazione personale. È forse questa una eccessiva semplificazione della proposta pastorale? Sono cose che voi presbiteri già fate, ma che vi invito a mettere continuamente in cima alle vostre priorità”, ha affermato ancora monsignor Carboni.
La preghiera per i sacerdoti vivi e defunti.
Nel corso della celebrazione non sono mancati momenti di ricordo e di preghiera. Il pensiero del vescovo si è rivolto ai sacerdoti anziani e malati, riconoscendo le sofferenze che accompagnano la loro condizione e il valore del servizio offerto negli anni. Un ricordo particolare è stato dedicato ai presbiteri scomparsi nel corso dell’ultimo anno, don Giuseppe Trudu, don Bruno Cirina, don Benito Spissu, don Roberto Lai, figure che hanno lasciato un segno nella vita della diocesi. La preghiera si è estesa anche ai seminaristi del Seminario Regionale, segno di una Chiesa che guarda al futuro e alla formazione di nuove vocazioni. Infine, un pensiero è stato rivolto ai ragazzi e alle ragazze che riceveranno la Cresima nel corso dell’anno attraverso l’unzione con il nuovo Crisma, sacramento che sarà conferito dai parroci ai quali è stata concessa la facoltà di amministrarlo.

