Omicidio a Bosa, cosa emerge dall’autopsia su Giuseppe Pinna

Via Giovanni Antonio Pischedda, Bosa omicidio

Proseguono le indagini sull’omicidio a Bosa.

Una ricostruzione dettagliata dell’omicidio avvenuto a Bosa emerge dagli accertamenti medico legali effettuati sul corpo di Giuseppe Pinna, morto dopo un’aggressione avvenuta nel pomeriggio di giovedì 9 aprile nella sua abitazione di via Giovanni Antonio Pischedda. Le prime risultanze dell’autopsia, eseguita a Cagliari dal medico legale Roberto Demontis, delineano una dinamica caratterizzata da numerosi colpi inferti con un utensile da lavoro, identificato in un cacciavite da hobbista, che avrebbe raggiunto la vittima in diverse parti del corpo.

Le lesioni si sono concentrate nella parte superiore del corpo.

Secondo quanto riportato nelle conclusioni preliminari dell’esame autoptico, l’uomo sarebbe stato colpito oltre 50 volte, con una concentrazione delle lesioni nella parte superiore del corpo. I colpi avrebbero interessato in particolare il volto, con coinvolgimento delle zone delle tempie e della fronte, oltre al torace e alla regione del petto. La dinamica descritta dagli accertamenti indica una sequenza di azioni ripetute che si sarebbero protratte durante le fasi dell’aggressione. La vittima sarebbe stata aggredita all’interno della propria stanza mentre si trovava insieme al figlio Paolo Pinna, che convive da tempo con una condizione di fragilità psichiatrica ed è seguito dai servizi del Centro di igiene mentale. In base alla ricostruzione, il padre avrebbe cercato di convincere il figlio ad assumere una terapia farmacologica quando si sarebbe verificata l’aggressione.

La vittima avrebbe tentato di allontanarsi dalla stanza per sottrarsi ai colpi.

Nel corso dell’episodio, la vittima avrebbe tentato di allontanarsi dalla stanza per sottrarsi ai colpi, spostandosi nel corridoio dell’abitazione. È in quel punto che, secondo le ricostruzioni, l’aggressione sarebbe proseguita, con il figlio che avrebbe raggiunto nuovamente il padre continuando a colpirlo fino al suo collasso a terra. Dopo la caduta, l’uomo sarebbe rimasto privo di sensi. A quel punto l’azione si sarebbe interrotta improvvisamente. Il figlio avrebbe lasciato cadere il cacciavite a terra e sarebbe tornato nella propria stanza, senza proseguire ulteriormente l’aggressione.

La moglie di Giuseppe Pinna ha chiamato i soccorsi.

Nel frattempo, all’interno dell’abitazione era presente anche la madre e moglie della vittima, Maddalena Morittu, ex infermiera in pensione, che sarebbe intervenuta durante le fasi concitate della colluttazione riportando ferite a un braccio. Sarebbe stata proprio la donna a contattare i soccorsi dopo quanto accaduto. Sul posto sono giunti gli operatori sanitari che hanno avviato le manovre di rianimazione sul corpo dell’uomo, senza tuttavia riuscire a ripristinare le funzioni vitali. Il decesso è stato constatato poco dopo l’intervento.

I carabinieri stanno proseguendo le indagini sull’omicidio a Bosa.

In seguito all’arrivo degli operatori sanitari, sono stati allertati i carabinieri di Bosa, che hanno raggiunto l’abitazione per avviare gli accertamenti. Le attività investigative sono state condotte dai militari della Compagnia di Macomer insieme al Nucleo investigativo di Nuoro, impegnati nella ricostruzione della dinamica dei fatti e nella raccolta degli elementi utili a definire con precisione quanto avvenuto all’interno della casa. Gli accertamenti medico legali hanno quindi fornito una prima descrizione delle lesioni riportate dalla vittima, mentre le indagini proseguono per completare il quadro dell’episodio e chiarire la successione degli eventi avvenuti all’interno dell’abitazione di via Pischedda.

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Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.