Uno studente sardo minacciato dopo la polemica con Enrico Rizzi.
Non è certo una novità che all’animalista Enrico Rizzi la Sardegna non risulti particolarmente gradita, ma l’ennesima polemica legata al suo nome ha assunto contorni più complessi rispetto alle precedenti. Al centro della vicenda c’è uno studente originario del Nuorese, con il quale Rizzi avrebbe avuto uno scambio di messaggi privati poi finito sotto i riflettori dei social network. L’influencer animalista ha sostenuto di essere stato oggetto di minacce, decidendo di rendere pubblica la conversazione e, in un primo momento, anche l’immagine del giovane, successivamente rimossa.
Non convince la versione dell’animalista.
La ricostruzione dei fatti appare però meno lineare di quanto inizialmente raccontato. Lo studente, dopo la divulgazione di un messaggio intimidatorio, peraltro mai confermato dallo stesso, avrebbe reagito a una serie di commenti offensivi attribuiti a Rizzi, il quale nel corso del confronto avrebbe utilizzato espressioni insultanti prima di interrompere ogni contatto bloccando l’interlocutore. Una dinamica che ribalta in parte la narrazione iniziale e sposta l’attenzione sulle modalità con cui il confronto si è sviluppato.
La diffusione di comunicazioni private senza il consenso delle parti è vietata.
Resta un punto fermo sul piano normativo, ovvero che la diffusione di comunicazioni private senza il consenso delle parti coinvolte è vietata dalla legge e potrebbe avere conseguenze rilevanti. Un aspetto che rischia di cambiare il corso della vicenda, spostandola dal terreno della polemica social a quello di una possibile valutazione giudiziaria.
Lo studente minacciato dopo il post social di Enrico Rizzi.
Nel frattempo, l’esposizione mediatica ha avuto effetti pesanti sullo studente, che dopo la pubblicazione dei messaggi è diventato destinatario di numerosi attacchi online. Diversi utenti, intervenuti nella discussione, avrebbero adottato toni intimidatori, arrivando anche a formulare minacce di morte, un’escalation che ha trasformato uno scontro verbale in una situazione di forte pressione personale.
Il caso potrebbe avere risvolti ben più gravi.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio di rapporti tesi tra Enrico Rizzi e l’isola, già al centro in passato di prese di posizione e campagne controverse. Questa volta, però, il dibattito sembra andare oltre le questioni animaliste, travalicando il confine tra denuncia pubblica e tutela della privacy, nonché sulle responsabilità che derivano dall’uso dei social come strumento di esposizione personale. Una vicenda che, per come si è evoluta, difficilmente potrà considerarsi conclusa sul solo piano mediatico.
Il caso del cacciatore ucciso per errore.
Nei giorni scorsi l’animalista, di cui non si conosce l’attività professionale svolta al di fuori delle richieste di donazioni online agli utenti, aveva ironizzato sulla morte di un cacciatore ucciso per errore in Sardegna, commentando: “Succede, rischi del mestiere”. Il post ha ottenuto anche il plauso e diversi like della dottoressa Roberta Demontis di Sassari, che evidentemente non ha ritenuto la vita umana degna quanto quella degli animali dai quali trae guadagno.
L’influencer ha poi attaccato L’Unione Sarda: “Non si può gioire della morte di un cacciatore dicono, dopo aver letto il mio commento ‘succede, rischi del mestiere’. E così mi sbattono in prima pagina come il peggior mostro. Parlano di commenti negativi per me, quando in realtà, basta andare a leggere, tutti la pensano come me”, ha scritto Rizzi.
Successivamente, nel tentativo di ottenere consenso, ha collegato la vicenda a un altro episodio: “A questi grandi giornalisti faccio infine una domanda: la foto sulla destra è di qualche giorno fa. Ammazzare quattro animali indifesi e sbeffeggiarli con tanto di spumante e panettone poggiati sul loro cadavere, invece, cos’è per voi? Umanità? Su questo si può gioire? Farete un articolo anche su questa vergogna o per voi è normale e non merita spazio? Perché questi soggetti, che hanno tolto volontariamente la vita a qualcuno, possono festeggiare senza problemi e io, se scrivo ‘rischi del mestiere’, vengo sbattuto in prima pagina? Chissà se risponderete”.
