
I rincari pesano sulle imprese artigiane alimentari di Oristano.
Nella provincia di Oristano operano 271 imprese artigiane alimentari, con 798 addetti e un fatturato di 70 milioni di euro. Qui, come nel resto della Sardegna, il settore affronta rincari che rischiano di comprimere la produzione e mettere a dura prova le attività locali. Non sono panini, dolci o pizze a crescere, ma i costi di materie prime, energia, trasporti e packaging. Bollette energetiche in aumento dell’11%, gas +20% e cacao +17% generano forte preoccupazione tra gli operatori. L’allarme arriva dalle 2.700 imprese artigiane dell’alimentare isolano, tra cui birrifici, caseifici, cioccolatieri, gelatieri, pasticceri, molitori, macellai, panificatori, pastai e ristoratori. Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, sottolinea: “Il rischio è che dai prodotti alimentari si scateni ulteriormente l’inflazione”.
Le preoccupazioni per il rincaro energetico.
Il rincaro energetico è la principale fonte di preoccupazione. “Molti sono i fattori che impensieriscono le nostre aziende, ma ciò che oggi crea più preoccupazione è sicuramente il rincaro degli energetici: elettricità e gas in primis ma anche il gasolio per l’autotrasporto. Il settore si aspetta un contraccolpo importante proprio sull’energia. Già nei giorni passati, in fatti, le aziende sono state avvertite dai fornitori del fatto che con l’inizio di aprile i prezzi verranno ritoccati al rialzo”, afferma Meloni.
Si preannunciano ulteriori incrementi della bolletta.
Le attrezzature necessarie alla produzione, come forni, macchinari e celle frigorifere, e l’illuminazione dei laboratori, consumano energia in maniera significativa. Gli artigiani segnalano aumenti del costo del gas del 57%, con il prezzo passato in pochi giorni da 0,70 a 1,10 euro al metro cubo. Chi utilizza forni a gasolio resta escluso dal taglio delle accise, previsto solo per l’autotrazione. Secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, le attuali quotazioni della borsa elettrica preannunciano ulteriori incrementi della bolletta nei mesi a venire.
Ai rincari per l’energia si aggiungono quelli delle materie prime.
Non solo energia: rincari importanti riguardano anche materie prime, semilavorati e packaging. “L’inflazione reale, quella che i clienti sentono nel peso del carrello durante gli acquisti, possa colpire duramente tutti i comparti – riprende Meloni – con conseguenze su tutte le produzioni, e dunque i contraccolpi in termini di crescita dei prezzi. Senza dimenticare che poi il trasporto e la distribuzione delle merci potrà essere ancora più onerosa di quanto lo sia già adesso”. Molti artigiani, pur con margini ridotti, cercano di contenere gli aumenti sui prodotti finiti per mantenere il rapporto con i clienti.
Tra le imprese artigiane colpite dai rincari c’è anche il dolciario.
Nel settore dolciario persistono tensioni sui costi di cacao, cioccolato e caffè. A febbraio 2026 il cacao in polvere ha registrato un rincaro del 17% su base annua, il caffè del 12,9% e il cioccolato del 6,8%. Sul fronte dei consumatori, nello stesso periodo, i prezzi dei prodotti di gelateria e pasticceria segnano un aumento del 3,1%, con incrementi più marcati per prodotti con elevato utilizzo di materie prime, come le uova di cioccolato.
Il settore aveva saputo resistere alle crisi degli ultimi anni.
Meloni ricorda che il settore aveva saputo resistere alle crisi degli ultimi anni, dal Covid al conflitto in Ucraina fino ai dazi americani, grazie alla crescente attenzione dei clienti verso alimenti locali, di qualità e certificati made in Italy. Le stime dei consorzi energia prevedono per l’elettricità un aumento del costo della materia prima tra il 7 e il 9% rispetto a gennaio e tra il 21 e il 24% rispetto a febbraio, con un incremento finale in fattura dal 2 al 3% su gennaio e dal 7 all’11% su febbraio. Per il gas, si stima un aumento della fattura di marzo, al netto dell’Iva, tra il 12 e il 16% su gennaio e tra il 18 e il 20% su febbraio, particolarmente gravoso per panifici e laboratori energivori.
Impossibile fare previsioni a medio termine.
“Sono previsioni che si basano sulle medie mensili dei prezzi della borsa elettrica e del gas e che potrebbero modificarsi anche di molto, visto che siamo solo all’inizio di aprile. Questo dipende all’andamento e dalla durata del conflitto. È oggettivamente impossibile fare previsioni a medio termine, per cui l’invito è a non prendere decisioni impulsive e attendere con attenzione l’evolversi della situazione nelle prossime settimane”, conclude Meloni.
I dati sulle imprese artigiane della Sardegna colpite dai rincari.
A livello regionale, l’artigianato alimentare conta 2.700 imprese e 9.600 addetti, generando un fatturato complessivo di 873 milioni di euro. La distribuzione provinciale vede 588 imprese a Cagliari con 2.188 dipendenti e 173 milioni di fatturato; 544 a Nuoro con 1.865 addetti e 188 milioni; 879 a Sassari-Gallura con 3.089 dipendenti e 250 milioni; 634 nel Sud Sardegna con 2.100 addetti e 193 milioni. Le province di Nuoro e Sud Sardegna registrano le incidenze più alte degli addetti dell’alimentare sul totale dell’economia locale, rispettivamente terza e undicesima a livello nazionale.
Ogni giorno le imprese producono e confezionano pasta, pane, dolci, formaggi, carne, frutta, pesce e bevande, freschi o conservati, destinati sia al mercato interno che all’export. Nonostante le difficoltà, il comparto mostra resilienza, ma gli aumenti dei costi e la carenza di manodopera qualificata – circa il 40% delle figure professionali risulta introvabile – rappresentano un rischio concreto per la sostenibilità futura del settore.

