Roberto Rampone, da Oristano alla scoperta dei tesori letterari

Roberto Rampone

L’intervista allo studioso Roberto Rampone.

Una lunga ricerca tra gli scaffali della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, l’intuizione di un vuoto storiografico e la determinazione di colmarlo con studio e passione: così Roberto Rampone, 33enne di Oristano , è riuscito a riportare in Italia l’intera traduzione dell’edizione inglese curata da Antonio Panizzi tra il 1830 e il 1834. Un’impresa che unisce il rigore filologico a un profondo senso di appartenenza alla cultura libraria. Il frutto di questo lungo lavoro è la pubblicazione, con l’editore Efesto di Roma, del primo dei cinque volumi dell’opera intitolata Orlando Innamorato di Bojardo; Orlando Furioso di Ariosto; con un Saggio sulla Poesia Romanzesca Italiana; Memoriali e Note di Antonio Panizzi, edizione tradotta e curata da Rampone stesso, e oggi disponibile in italiano a quasi due secoli dall’originale.

Dottor Roberto Rampone, come nasce l’idea di dedicare tempo alla traduzione di un’opera così vasta e fino a oggi mai integralmente pubblicata in italiano?

“L’idea nacque quasi per caso, durante gli anni di lavoro alla Bncf. Stavo preparando un esame universitario su Panizzi e mi resi conto che nessuno aveva ancora indagato a fondo il suo profilo di letterato. Quando scoprii l’edizione londinese e notai che non era mai stata tradotta integralmente, capii che c’era un vuoto da colmare, non solo sul piano editoriale ma anche culturale. Sentii il bisogno di restituire quest’opera all’Italia”.

Qual è stato l’aspetto più impegnativo nella realizzazione del progetto e come ha gestito la mole di lavoro richiesta?

“L’impegno è stato davvero enorme. Solo la traduzione e la cura dei testi hanno richiesto quattro anni, cui si è aggiunto un anno e mezzo per riorganizzare graficamente l’opera e trovare un editore disposto a investire nel progetto. Ogni fase è stata affrontata con rigore filologico ma anche con un grande rispetto per il lettore contemporaneo, cercando di rendere accessibile un’opera di rara complessità. Il tutto è stato svolto nel tempo libero, spesso dopo le giornate di lavoro in biblioteca”.

In che modo l’edizione curata da Panizzi si differenzia da quelle precedenti dell’Orlando Innamorato e dell’Orlando Furioso?

“La novità principale sta nell’intenzione filologica e nel rigore tipografico. Panizzi si mise alla ricerca di una forma linguistica corretta, quella più vicina al parlato dell’epoca di Boiardo e Ariosto. Inoltre, riunì per la prima volta i due poemi in un’unica pubblicazione, qualcosa che allora non esisteva nemmeno in Italia. Fu un’impresa editoriale rivoluzionaria per l’epoca e, per certi versi, lo è ancora oggi. La mia traduzione si è voluta attenere a quello spirito filologico, riportando anche le note panizziane con fedeltà con l’eccezione, date le tecniche tipografiche moderne che lo permettono, di metterle a piè di pagina e non a fine testo come nell’edizione londinese”.

La sua pubblicazione arriva in un momento storico in cui si parla spesso di “ritorno ai classici”. Pensa che oggi ci sia ancora spazio per opere come questa, anche fuori dagli ambienti accademici?

Credo fermamente di sì. L’interesse per i classici non si è mai spento, e quando la loro riscoperta è sostenuta da una proposta editoriale accessibile e ben curata, possono dialogare con il presente. In questo senso, il mio desiderio è che l’opera non resti confinata alle mani di pochi studiosi ma trovi spazio nelle biblioteche pubbliche. Vorrei che le istituzioni culturali, in primis le biblioteche regionali, si facessero carico di distribuirla. Solo così potrà essere davvero patrimonio di tutti.

Quali sono i prossimi passi del suo percorso? Ci sarà una prosecuzione di questo lavoro o nuovi progetti in cantiere?

“Ora sto seguendo la fase di promozione dell’opera mia che di autori sardi, sia online – tramite i blog culturali che gestisco – sia attraverso presentazioni itineranti nel territorio del Campidano. Al contempo porto avanti il programma di Shardano Culturale col quale, la prossima estate, porteremo in diversi paesi della Sardegna. Ma non mi fermo qui: difatti sto lavorando a un romanzo che avevo in mente da tempo, e che come per tutte le cose arrivano al momento in cui sono mature al punto giusto per essere scritte; ma del quale, per motivi personali, non rivelo nulla di più al momento tranne che dire che si tratterà di un romanzo sociale molto attinente a una figura che nel corso dei secoli, e in parte ancora oggi, è stata messa discriminatoriamente da parte”.

Informazioni su Pietro Serra 1362 Articoli
Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.