Il Vangelo di domenica 31 agosto, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 31 agosto 2025.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,1.7-11
Domenica 31 agosto 2025

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

La meditazione.

Leggendo questo vangelo e queste letture odierne, che ci parlano di umiltà e generosità senza attenderne nulla in cambio, mi viene da pensare che questo è uno dei brani di Vangelo più applicati alla lettera da parte delle comunità cristiane.

Capita molto spesso, che quando si viene a messa si preferisce stare quanto più possibile lontano dai primi banchi. Per la serie che, d’altronde, l’ha detto anche Gesù che bisogna sedersi all’ultimo posto perché “chi si umilia sarà esaltato”, solo che quando veniamo esaltati e invitati quindi a prendere un posto di onore, cioè ai primi banchi, apriti cielo!

Ora, al di là delle varie ragioni più o meno plausibili che si possono portare per stare il più lontano possibile dal presbiterio, esclusa magari l’anzianità etc., mi viene da pensare questo: nella vita spirituale di ciascuno di noi a volte capita una cosa molto simile a questo atteggiamento, ci mettiamo ai margini della vita cristiana, il più lontano possibile dal compromettersi seriamente e totalmente, a volte si fa il minimo indispensabile, non scocciamo nessuno per non essere scocciati, in disparte, lasciamo le cose come stanno anche quando sono sbagliate o difficilmente comprensibili…sto per i cavoli miei. Me ne frego o mi sta a cuore? Cosa mi sta a cuore? Se mi sta a cuore lo voglio vicino! Ce l’ho vicino in ogni momento. Mi importa avere, come dice la prima lettura, “un orecchio attento alle necessità degli altri senza chiedere contraccambio”, questo dovrebbe starci a cuore.

Ma se ci allontaniamo gli uni dagli altri, come ci allontaniamo dal presbiterio, cosa ascoltiamo, cosa vediamo. È un po’ come quando si discute e si alza la voce mentre invece quando si è nell’intimità si parla a bassa voce. Più sono lontani i cuori più si alza la voce e più ci si arrabbia e più ci sono incomprensioni, più sono i vicini i cuori e più piano si parla e si notano con amore i problemi per risolverli.

Il Signore ci chiama a stare vicini a lui e tra di noi, ci siamo accostati al Dio giudice di tutti e a Gesù, mediatore della nuova alleanza, dice la lettera agli ebrei, un’alleanza di amore che richiede impegno, costanza, serietà, gioia, e che ha come frutto la mitezza e l’umiltà di quel cuore che noi vogliamo prendere come esempio di vita: “Imparate da me”, dice il Signore, “che sono mite e umile di cuore”.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 44 Articoli
Sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano.