Vangelo di domenica 11 gennaio, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 11 gennaio 2026.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17
Domenica 11 gennaio 2026

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».

Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

La meditazione.

C’è una parola presente in tutte e tre le letture che abbiamo ascoltato: la parola Giustizia. “Ti ho chiamato per la giustizia”, dice il profeta Isaia, dando profeticamente voce a Dio nei confronti del figlio Gesù; “Dio accoglie chi lo teme e pratica la giustizia”, afferma san Pietro nella seconda lettura, e ancora il Vangelo: davanti a un Giovanni Battista che non comprende com’è possibile che il Messia voglia farsi battezzare per l’espiazione dei peccati, Gesù risponde: “Lascia fare, conviene che adempiamo ogni giustizia”.

Noi spesso confondiamo l’essere persone giuste con l’essere giustizieri. Gesù è venuto per dirci come essere giusti, non “come essere giustizieri!”. Lo stile di Gesù, e dunque quello che deve essere il nostro come suoi testimoni, è quello di annunciare che c’è un Dio che ci ama, facendolo con mitezza e fermezza, senza gridare o sgridare, senza arroganza o imposizione.

Papa Benedetto XVI diceva sempre che dovremmo testimoniare Gesù affinché altri credano e vivano seriamente da cristiani, non per imposizione, ma per attrazione. Un’attrazione che poggia sulla nostra forte unione e conoscenza di lui, nella preghiera quotidiana e nella carità vissuta ogni giorno.

Gesù, facendosi battezzare senza necessità per la remissione dei peccati, manifesta la sua solidarietà e vicinanza verso le debolezze e gli errori, piccoli e grandi, delle persone. Manifesta la sua mitezza e umiltà, e rende visibile com’è Dio verso i suoi figli: non li caccia via, non si impone, non fa il giustiziere che ti fulmina se non fai come dice lui, ma si abbassa sulle nostre povertà per innalzarci alla dignità di suoi figli.

Così fa Dio con noi. E come facciamo noi con gli altri? Questa festa ci fa conoscere non un Dio onnipotente e vanitoso, che fa quello che gli pare quando e su chi gli pare, ma un Dio onnipotente nell’amore e nella vicinanza alla nostra vita di ogni giorno. Ritorniamo alla nostra routine ora che le feste sono concluse e impariamo giorno per giorno a conoscere questo Signore: conosciamolo nell’ascolto quotidiano della sua parola. “Ascoltatelo”, dice nel Vangelo Dio, per imitarne l’esempio di giustizia, amore e mitezza nei confronti di Dio e del prossimo.

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Sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano.