Vangelo di domenica 12 aprile, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 12 aprile 2026.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31
Domenica 12 aprile 2026

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

La meditazione.

Tutti noi almeno una volta nella nostra vita abbiamo sentito dire o abbiamo detto noi stessi, in situazioni anche non legate a cose di fede e di Chiesa: “Io sono come Tommaso, se non vedo e non tocco non ci credo”. È normale che, se non vediamo e non tocchiamo con i nostri occhi, non ci crediamo: in questo siamo tutti come Tommaso. Eppure anche oggi la metà delle cose in cui crediamo non la vediamo e non la tocchiamo; casomai ne sentiamo o vediamo gli effetti, o ci crediamo perché altri ci assicurano che è così. Pensiamo all’ossigeno: comunemente non lo “vediamo”, ma ne sentiamo gli effetti e, meno male, altrimenti saremmo tutti morti. Pensiamo all’amore: ancora peggio, perché non è un elemento fisico, quindi non lo puoi vedere al microscopio, eppure ne senti gli effetti.

Provate a chiedervi: a quante cose io credo perché altri me ne hanno parlato? E ovviamente ci credo e devo crederci, perché non sono persone qualunque, ma scienziati, dottori, studiosi… che si basano su dati certi, ecc.

È successo che alcuni hanno visto Gesù risorto e altri, dello stesso gruppo, non hanno creduto in quello che dicevano le persone che lo hanno visto. Non uno di fuori, gente di casa! Cosa dice questo a noi? Ci dice che è attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù (Lumen fidei).

La beatitudine sta nel credere a persone degne di essere credute nella loro testimonianza: questa è la fede della Chiesa che si tramanda di generazione in generazione. Questo ci rende uniti: il far parte di una stessa grande storia d’amore che fisicamente non vedo ma ne sento i frutti. Questo giustifica la Misericordia: non vediamo i raggi rossi o blu che escono dalle mani del quadro, come accadde a s. Faustina, oggi Domenica della Misericordia, ma sentiamo i frutti di quell’amore nella nostra vita e lo doniamo a nostra volta. Questo permette che non ci sia più la paura, che ci fa tenere le porte chiuse, menti e cuori chiusi, ma ci apre alla misericordia verso il prossimo, che inizia dal perdono del prossimo.

Questo ci rende credenti: non solo vedere, ma credere in una testimonianza che ci precede e sentire i frutti di ciò che a occhio nudo non vediamo. Che il Signore ci renda capaci di credere così.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 58 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.