Vangelo di domenica 14 dicembre, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 14 dicembre 2025.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11
Domenica 14 dicembre

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

La meditazione.

La terza domenica di Avvento in preparazione al Natale viene chiamata “in gaudete”, è la Domenica della gioia. Il momento in cui anche visivamente, con l’uso dei paramenti sacerdotali rosacei, la Chiesa ci dice che il tempo della penitenza sta per concludersi.

Penitenza: in realtà non siamo particolarmente abituati a pensare l’Avvento come tempo di penitenza, a cui associamo più facilmente la Quaresima – piuttosto – complice anche il fatto che l’atmosfera ovattata e dolciastra di questo periodo scintillante non fa certamente pensare alla penitenza. Eppure l’Avvento è essenzialmente tempo favorevole per la penitenza, per convertirci, per tornare all’essenziale, purificarci e accogliere la nascita del Signore Gesù con coscienze che hanno incontrato la sua misericordia, il suo perdono. Eppure i confessionali sono vuoti.

È nella terza domenica di Avvento che tradizionalmente la Chiesa ci dice che il tempo della penitenza sta finendo, oggi invece ce la dovrebbe ricordare. Ci dice che ogni nostra “penitenza”, sia volontaria (mi privo per qualcosa per donarlo come atto di amore) sia le penitenze subite (i momenti difficili e di dolore o malattia, i deserti interiori) hanno una data di scadenza, finiscono, perché arriva “su sposu”. Siamo fatti per la gioia, per essere felici, non per la tristezza e la mestizia. e la nostra gioia nasce dall’incontro con quel bambino a Betlemme.

Pur essendo la Domenica della gioia il Vangelo ci parla invece di dubbio. Il dubbio di Giovanni Battista: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Chi si aspettava Giovanni? Quello che si aspettavano tutti; un Messia potente che avrebbe fatto fuori i romani che opprimevano il popolo e avrebbe stabilito un nuovo regno universale dove i potenti non erano più i romani ma Israele. E invece si ritrova un Messia tenero, che guarisce i lebbrosi, che sta coi malati e i poveri, con le prostitute e i peccatori.

Chi mi aspetto io come Messia, come Salvatore? Ne aspetto davvero uno? Ogni volta che mi aspetto da Gesù che ascolti le mie preghiere e le mie necessità, che mi aspetto esaudisca i miei desideri, che mi doni un senso di non ben definita pace interiore e che mi tenga lontano i nemici probabilmente anche io ho sbagliato Messia, non è quello che è venuto davvero.

È un Messia che ci parla ed è stato purezza, tenerezza, amore, umiltà, semplicità, giustizia, misericordia. Ogni volta che io non sono altrettanto perdo di vista il vero Salvatore, perdo di vista a chi appartengo e allora, avendo il cuore pieno di me stesso comincio a lamentarmi degli altri, non faccio l’amore, non faccio la penitenza, non vivo nella gioia di cui mi parlano oggi le Letture. Il Signore ci aiuti a riconoscere che lui è un Messia diverso da quello che a volte nemmeno aspettiamo, nemmeno cerchiamo. Ci doni di essere anche noi come lui, il Figlio amato e amante. E allora avremo preparato la sua venuta come si deve nell’amore, nella pazienza, nella piccolezza che rende grandi. Così sia per ciascuno di noi.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 63 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.