Vangelo di domenica 15 marzo, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 15 marzo 2026.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 9,1.6-9.13-17.34-38
Domenica 15 marzo 2026

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

La meditazione.

Chi usa gli occhiali sicuramente si sarà sentito dire, qualche volta, “quanti decimi ti mancano?” per capire quanto uno ci vede bene o male senza gli occhiali da vista. C’è chi vede più o meno sfuocato, chi è miope, chi senza occhiali è completamente cieco. Completamente cieco, sin dalla nascita, è l’uomo di cui parla oggi questo lungo brano del Vangelo.

Al tempo di Gesù essere ciechi significava due cose: essere esclusi totalmente dalla vita sociale e religiosa della comunità e, ancor peggio, essere considerati dei cattivi, puniti con quella disgrazia proprio perché o loro o qualche parente aveva compiuto qualcosa per cui quella cecità era considerata la punizione divina.

Il fatto che questo brano venga letto in Quaresima e, in particolare, nella domenica che viene chiamata in latino domenica in “Laetare”, “Rallegrati”, poiché si sta avvicinando la Pasqua del Signore, non è casuale. Se è vero che da una parte il testo dell’evangelista Giovanni sta parlando del peccato, tanto che inizia con la domanda dei discepoli “chi ha peccato, lui o i suoi parenti per meritare questo castigo?” e si conclude con le parole di Gesù che incorniciano il tutto “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane”, è vero anche che la ragione per cui noi ci rallegriamo è data dal fatto che Gesù è venuto proprio “per metterci gli occhiali”!

Per vedere bene e vivere nella luce, la sua luce, quella che però non esclude nessuno, che non guarda nessuno dall’alto verso il basso, nemmeno quando si è nel giusto, c’è infatti questa tendenza nel testo tanto quanto anche nelle nostre comunità, del dividere tra il gruppo dei giusti, o che la pensano allo stesso modo, che si sentono migliori perché oggettivamente compiono il bene, e il gruppo degli esclusi, quelli che vivono diversamente e che vanno criticati e giudicati con tutto tranne che con Misericordia.

Ma chi vive con gli occhiali nuovi, quelli che vivono nella luce di Gesù, cioè sono illuminati dalla sua parola e dal suo esempio, non escludono nessuno perché il frutto di quella luce, dice San Paolo nella I lettura, “consiste in ogni bontà, giustizia e verità”.

Chi vive queste virtù si rallegra. È felice e punta a migliorarsi sempre più e migliorare anche gli altri: bontà, gentilezza per tutti; giustizia, che significa sforzo di fare la volontà del Padre sempre e non fare i giustizieri; e vivere nella verità. Così vivono i figli di Dio, non coltivando e guardando all’apparenza, ma guardando il proprio cuore per modellarlo su misura del cuore del Padre.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 49 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.