
Il Vangelo di domenica 2 novembre 2025.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,37-40
Domenica 2 novembre 2025
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
La meditazione.
Chi di voi ha avuto la fortuna di visitare la Terra Santa sicuramente ha visitato la grande basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, laddove si trova inglobato il Golgota con il luogo della crocifissione, la deposizione e il sepolcro di Gesù. La cosa significativa è che all’interno, piccola, quasi minuscola rispetto a tutto il resto dell’enorme costruzione, si trova una piccola cappellina con all’interno il sepolcro di Gesù. Uno si aspetterebbe di trovare chissà che cosa dentro e invece come arrivi in quel piccolo buco più interno trovi soltanto un drappo con scritto sopra in lingua greca An este, non è qui. È incredibile come la verità più sconvolgente della storia possa essere sintetizzata in sole tre parole: non è qui.
All’interno di questo camposanto sono presenti i nostri cari defunti, alcuni deceduti da poco. Per tutti loro, e per noi, solo tre parole di consolazione, Cristo, nel suo sepolcro non c’è. Non è qui. E questo ci basta per ricordare non quale è la nostra fine ma quale è il fine, la risurrezione nostra e dei nostri cari, lo stare col Signore per sempre.
Qui sulla terra noi formiamo la nostra fisionomia eterna (San Paolo VI), quello che facciamo ora ha effetti per l’eternità. Non so se a questo ci pensiamo abbastanza. Siamo più propensi a pensare il meno possibile alla morte e al nostro destino eterno. Eppure, quando ci sono dei funerali spesso si legge quel brano della Scrittura in cui si dice che “le nostre azioni ci seguono”. Ecco perché bisogna sforzarci di vivere santamente cercando di fare la volontà del Signore, perché ogni azione ci riporta a quel sepolcro vuoto a Gerusalemme.
Pregare per i defunti e far celebrare le Messe di suffragio per i nostri cari serve a mantenere vivo il dovere di riconoscenza e responsabilità. Ci ricorda che i legami restano vivi oltre la morte e che ogni gesto di carità verso i defunti ha pari valore rispetto ai vivi. Una Messa, un fiore, una candela tutto per dire: «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere. Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».
La nostra speranza è che alla fine dei tempi anche sul nostro sepolcro ci possa essere scritto “non è qui. È risorto”. Voglia il Signore che sia una risurrezione per una vita eterna e felice con Lui. A noi il compito di vivere in maniera degna di questa vita. Cosi sia.

