Il ricordo delle vittime delle foibe a Oristano.
A Oristano, ieri mattina, 10 febbraio, le autorità cittadine si sono ritrovate in via Garibaldi davanti all’ulivo simbolo della memoria dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, per celebrare il Giorno del Ricordo. La ricorrenza, istituita per legge per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, si celebra ogni anno il 10 febbraio e richiama l’entrata in vigore del Trattato di pace del 1947, che sancì il passaggio delle province di Pola, Fiume, Zara e di alcune aree di Gorizia e Trieste alla Jugoslavia.
Le parole del sindaco Massimiliano Sanna.
La cerimonia, promossa dal Comune e dalla Prefettura, è iniziata con l’intervento del sindaco Massimiliano Sanna, che ha sottolineato l’importanza di mantenere vivo il ricordo: “Siamo qui per rinnovare, anche quest’anno, un impegno comune: quello del ricordo, della vicinanza e della solidarietà. Un impegno che si oppone all’oblio e anche a quelle forme di rimozione che, talvolta giustificate da ragioni politiche, nel passato hanno finito per aggravare il dolore e la solitudine delle vittime e dei loro familiari. Il Giorno del Ricordo è stato istituito per rendere giustizia a donne e uomini innocenti, vittime di violenze barbariche e atroci, che si condensano in una parola divenuta simbolo di orrore: foibe. Una violenza scaturita da un moto di odio, di cieca vendetta e di sopraffazione, che segnò tragicamente la conclusione della Seconda guerra mondiale lungo il confine orientale del nostro Paese”.
L’intervento del Prefetto di Oristano.
A seguire, il Prefetto Salvatore Angieri ha ricordato le sofferenze dei perseguitati: “A morire nelle foibe o dopo l’internamento nei campi di prigionia furono esponenti delle istituzioni, militari, preti, intellettuali, donne e bambini inermi, la cui unica colpa era quella di essere italiani. Oggi siamo qui riuniti per rendere onore e restituire dignità a loro, vittime innocenti di quelle sopraffazioni e ai loro familiari. Rivolgiamo loro un ricordo commosso e partecipe. Per molti anni queste vicende sono rimaste ai margini del dibattito pubblico e della memoria nazionale ma non si possono e non si devono cancellare pagine di storia così tragiche e duramente sofferte. Cercare di dimenticare, negare o minimizzare questi eventi atroci vuol dire offendere la memoria delle vittime e il dolore delle loro famiglie. Vuol dire ferire profondamente la coscienza collettiva di un popolo e dell’intera nazione”.
