Il Vangelo di domenica 28 giugno 2026.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42
Domenica 28 giugno 2026
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà; Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato; Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
La meditazione.
“Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo siamo stati battezzati nella sua morte?”. Tutti noi siamo abituati a pensare, giustamente, al momento del Battesimo nostro o dei nostri cari come a un momento bello, felice, gioioso: è l’ingresso nella vita di fede! Nella seconda lettura abbiamo sentito invece che il Battesimo è un essere battezzati nella morte: con esso veniamo sepolti con Cristo. Cosa significa questo?
Anticamente, nella maggior parte delle chiese, si celebrava il battesimo nel battistero che, effettivamente, con la sua forma chiusa, faceva pensare proprio a una tomba in cui si introduceva il bambino per battezzarlo. Anche il battesimo degli adulti era, in qualche modo, anche fisicamente, una morte: li immergevano completamente, seppellendoli nell’acqua. Chi riemerge da quell’acqua, chi esce da quella tomba è una persona nuova perché ha ricevuto un dono: essere una sola cosa con Gesù di Nazareth. Una volta battezzato, chi vede noi deve poter vedere Cristo stesso, e questo è anche il senso del Vangelo che abbiamo ascoltato quando dice che “chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”, proprio in virtù del battesimo che crea un legame unico con Gesù in chi accoglie questo dono.
Il significato dell’accoglienza cristiana.
Penso che la parola accoglienza sia la parola che ci può rimanere nel cuore e nella mente per questa settimana. La prima accoglienza è quella della fede che abbiamo ricevuto nel battesimo: il rapporto con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. La seconda accoglienza è quella del prossimo. Dobbiamo stamparci in testa il fatto che la relazione col prossimo è la cartina di tornasole del nostro rapporto con Dio, è lo specchio di come sono io con Dio, proprio perché ciascuno di noi è immagine di Dio stesso. Se costruisco muri di difesa contro l’altro, se lo voglio a distanza, se lo tratto come un mio subalterno, allo stesso modo avrò Dio a distanza, non come padre ma o come giudice o come un Dio che deve fare quello che dico io.
Accoglienza cristiana, invece, è sinonimo di gentilezza. La gentilezza di quella donna della prima lettura che prepara per il profeta Eliseo un letto, un tavolo e una sedia. La gentilezza semplice di un bicchiere d’acqua fresca offerto nel nome del Signore. Nel nome del Signore… non si tratta di semplice gentilezza, quella tutti possono farla, ma di gentilezza cristiana, fatta gratuitamente per amore di Dio e quindi di chi ho davanti.
Coltiviamo queste due virtù per mettere in pratica il Vangelo che abbiamo ascoltato e vivere il dono del battesimo, l’accoglienza della fede, l’accoglienza del prossimo, la gentilezza cristiana: in verità io vi dico, non perderete la vostra ricompensa. E l’unica ricompensa che ci importa è il paradiso; voglia Dio, e vogliamo noi, impegnarci per raggiungerlo.
