Vangelo di domenica 28 dicembre, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 28 dicembre 2025.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,13-15.19-23
Domenica 28 dicembre 2025

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».

Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

La meditazione.

Contemplando oggi la Sacra Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria vediamo tutta la sua bellezza e perfezione. Vediamo la loro armonia e d’altronde pensiamo che non poteva essere diversamente. Maria era immacolata, Gesù era il figlio di Dio e Giuseppe era l’uomo più giusto trovato da Dio per custodire suo figlio. Meglio di così non poteva andare.

Guardando questa perfezione vediamo anche che ogni volta compare un angelo di Dio che dice a Giuseppe che cosa deve fare mentre dorme e sogna. Per forza va tutto bene. Anche nelle nostre famiglie andrebbe tutto bene se un angelo da fuori continuamente mi dicesse che cosa fare perché vada tutto bene. E così, con questo sguardo, Giuseppe e Maria sono solo delle pedine che Dio muove a suo piacimento. Ovviamente non è questo lo sguardo con cui dobbiamo guardare la sacra Famiglia di Nazareth. Nè con lo sguardo della perfezione a cui le immaginette ci hanno abituato, né con lo sguardo che vede Dio che muove le pedine a suo piacimento.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci parla di una situazione estremamente comune nelle famiglie, un momento di crisi, qui addirittura in pericolo è la vita stessa del bambino. Il linguaggio è simbolico, spesso nella Sacra Scrittura quando sentiamo dire “un angelo del Signore parlò nel sogno…” non sta affatto dicendo che quello stava dormendo e si è fidato del sogno che ha avuto. Giuseppe era perfettamente sveglio, pregava. Il suo atteggiamento era quello di un continuo ascolto di Dio, della sua parola, della sua volontà.

Dio stesso parla nel suo cuore per disporlo a custodire il bambino e Maria.

Così come quella perfezione che noi vediamo nella Sacra Famiglia, quell’armonia e semplicità anche davanti alle crisi, pensiamo alla fuga in Egitto o allo smarrimento del bambino a Gerusalemme, si basa sul fatto che tanto Maria come Giuseppe avevano una fiducia comune in Dio. Ci spiega molto bene questo modo di fare in famiglia una frase di un famoso scrittore in inglese che mi è capitata tra le mani da poco che dice: “Per amarti come dovrei, devo adorare Dio come creatore. Quando avrò imparato ad amare Dio più di quanto amo te, ti amerò meglio di quanto ti amo ora” (Lewis), questo semplicemente perché l’amore per Dio si riflette poi nell’amore totale per te che sei la mia famiglia.

Ecco perchè la seconda lettura può dire rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Perché quei sentimenti sono quelli di Dio.

Il Signore doni alle nostre famiglie quest’armonia, questo amore sacro della famiglia di Nazareth che nasce dal continuo desiderio principale non di amare l’altro, ma di amare Dio per amare l’altro alla perfezione.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 59 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.