
L’analisi sul film Il Diavolo veste Prada 2.
Un articolo sul sequel de “Il Diavolo veste Prada 2” subito dopo la data di uscita? Avanguardia pura. Non potevamo però non soffermarci sulla notizia e sull’evento che più di tutte ha catalizzato l’attenzione del fashion system e non solo negli ultimi mesi.
- LEGGI ANCHE: Fashion System in fermento tra cinema e nuovi equilibri.
Le aspettative non sono state deluse.
Partiamo dal principio: wow. Le aspettative non sono assolutamente state deluse e, anzi, il film si riconferma un cult della commedia tematica sul mondo della moda e sul suo dietro le quinte. Quali sono i punti di forza? Sicuramente rimangono lo styling e i look accuratamente ricercati e contemporanei, frutto di un lavoro magistrale di addetti ai lavori e stylist e di un lavoro esteticamente impeccabile. Parliamo pur sempre di una commedia nella quale cercare tematiche eccessivamente impegnate o profonde non è possibile né avrebbe senso. Ci sono però dei temi interessanti oltre la moda, il glamour, i lustrini e le paillettes che il film affronta e che è interessante snocciolare.
L’approfondimento sulla psicologia del lavoro.
Innanzitutto, come nel primo film, l’approfondimento sulla psicologia del lavoro e su tutte quelle dinamiche che regolano le gerarchie e i rapporti all’interno di realtà aziendali e imprenditoriali grosse e che girano intorno al mondo del lusso. La domanda è. È davvero così o si tratta di una caricatura? Ni. Per esperienza vissuta dietro le quinte di uffici stile, sfilate e eventi di grandi marchi posso assicurare che spesso la mancanza di un guanto rosso che non si trova durante un fitting di un brand di lusso la settimana prima della sfilata ha lo stesso peso di un ferrista alle prime armi che in sala operatoria non distingue una forbice da un bisturi. Sguardi di ghiaccio, panico, sensi di colpa e 12 frustate di pentimento.
Di Miranda ce ne sono tante.
Tutto vero quindi, Miranda esiste e di Miranda ce ne sono tante, così come ci sono tante piccole Andy che sono davvero convinte che “questa industria multimiliardaria ruoti intorno alla bellezza interiore”. Naturalmente, anche la moda è fatta di persone, e fra le persone capita di trovare fiori rari e ispirazioni che rimarranno dentro per sempre.
La decadenza del mondo dell’editoria e del giornalismo.
Altro tema fondamentale affrontato in questo secondo atto del film è la decadenza del mondo dell’editoria e del giornalismo. Oggi tutto è online: tra social, notizie flash, scrolling continuo e intelligenza artificiale c’è ancora l’interesse di voler acquistare un cartaceo? Leggere un articolo di tre pagine scritto da un professionista (in questo caso, anche se online, vi ringrazio per essere arrivati fin qui) o scattare un editoriale in una location esotica che prevede lo spostamento di cinque top model, un guardaroba da urlo, fotografi pluripremiati e un budget da centinaia di migliaia di euro? Ne vale ancora la pena?
La ricerca del bello.
L’arte, la ricerca del bello, e di conseguenza ciò che è necessario per realizzarlo sono ancora oggetto di interesse per qualcuno? Questo il tema principale del film che racconta una crisi editoriale senza precedenti fatta di budget bassissimi, licenziamenti e vecchie guardie che incredule devono adattarsi a nuove dinamiche. Io per natura non sono mai stato contro il progresso, il cambiamento e l’evoluzione, e li ritengo necessari oltre che inevitabili. Detto ciò credo che il vero goal sia riuscire a far matchare innovazione e mostri sacri: la modernità del progresso con l’esperienza e il gusto di professionisti e di visioni che possono scaturire solo dall’uomo, dalla sua anima e dalla sua interiorità. Una tecnologia al servizio dell’uomo e non in sua sostituzione.
La nota stridente.
Unica nota stridente, secondo me, di questo film? Premetto che è un punto di vista e come tale può non essere condivisibile, e premesso anche che siamo pienamente consapevoli di quale vuole essere il focus e di cosa questo film vuole e probabilmente deve rappresentare. Dal primo atto sono passati 20 anni, vent’anni in cui Miranda ha compiuto praticamente 80 anni, Andy credo 45 o giù di lì. In tutto questo però le loro vite sono fondamentalmente identiche così come la trama del film che cambia oggetto ma rimane di fatto la stessa.
Mi sarebbe piaciuto vedere una Andrea alle prese con dei bambini, o che magari di bambini non riesce ad averne, oppure ancora impelagata in un faticoso divorzio. Così come sarebbe stato interessante vedere Miranda realmente coinvolta da un principio di demenza senile, o che magari affronta la perdita del marito, o ancora che diventa nonna e deve quindi far conciliare il lavoro e la volontà di crescere le nipoti, non essendo stata particolarmente presente con le figlie. Elementi essenziali? Assolutamente no, ma che probabilmente avrebbero portato un inaspettato contributo alla già avvincente e naturalissima trama.
Il Diavolo veste Prada 2 si conferma un degno erede del primo film.
In ogni caso “Il Diavolo veste Prada 2” si conferma un degno erede del primo film, da vedere assolutamente con leggerezza, le amiche moda e un outfit da paura. Ci vediamo tutti nelle sale.

