Il Vangelo di domenica 26 ottobre, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 26 ottobre 2025.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14
Domenica 26 ottobre 2025

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”.

La meditazione.

Vorrei farvi due domande, da una dipenderà l’altra. Secondo voi chi è tra le persone citate da Gesù la figura cattiva, quella che non dobbiamo seguire? Il fariseo! Perché è uno che aveva l’intima presunzione di essere giusto e disprezzava gli altri. Il pubblicano non era certo uno stinco di santo, ma almeno se ne rende conto e chiede perdono. Gesù e l’evangelista si aspettano esattamente questo, che cioè noi ci identifichiamo col pubblicano più o meno buono perché alla fine va via giustificato per aver detto “abbi pietà di me, peccatore”.

Ma pensateci. Noi siamo abituati a vedere Gesù che litiga coi farisei ed è spesso in compagnia di peccatori, pubblicani, prostitute eccetera. Così abbiamo fatto diventare fariseo sinonimo di ipocrita/negativo, guai essere come loro. Ma se ci pensate bene in realtà Gesù non se la prende coi farisei per quello che fanno, ma per il come. Tutto quello che facevano era giusto e bello, erano persone affidabili nel senso che seguivano la legge di Mosè, l’amico del Signore, pregavano, erano ligi al dovere, alla famiglia. I pubblicani invece erano traditori del popolo di Israele, erano strozzini che riscuotevano le tasse di Roma e tenevano per sé gli interessi che volevano.

Alla luce di questo, la seconda domanda è: Chi è il protagonista in tutta questa storia? Dio, o meglio, l’immagine di Dio che avevano questi due personaggi, il fariseo e il pubblicano, ed è la ragione per cui il pubblicano se ne va via giustificato: non perché Dio giustificasse tutte le sue malefatte, ma perché il pubblicano ha riconosciuto il vero volto di Dio secondo Gesù.

Non giochiamo a ribasso. Va bene essere persone che cercano di essere giuste! Se l’obiettivo non è essere giusti e perfetti e migliorarsi sempre di più non so quale possa l’aspirazione del cristiano, ma il punto è che il cristiano deve essere giusto come i farisei, deve tendere alla perfezione, ma per noi la perfezione è la carità, l’amore, la giustizia, il rispetto, la fedeltà. La perfezione del cristiano non guarda dall’alto verso il basso chi invece non ha avuto la fortuna che abbiamo avuto noi. La perfezione cristiana ti porta a ringraziare per il bene che hai e che sei e a chiedere a Dio come puoi aiutare gli altri a conoscerlo e tendere anche loro alla perfezione.

Davanti a quale Dio ti stai presentando oggi? Quello che elenca i tuoi meriti? Quel Dio sei tu. O davanti al Dio a cui ringraziamo per il bene ricevuto e a cui chiediamo aiuto per essere come lui? Questo è il Dio di Gesù.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 62 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.