Vangelo di domenica 6 settembre, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 6 settembre 2026.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20
Domenica 6 settembre 2026

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

La meditazione.

“Sia per te come il pagano e il pubblicano”. Si dà qui il caso dell’eventualità che un fratello commetta una colpa contro di te e Gesù ci dà quasi tre livelli di azioni: vedetevela prima tra te e lui, se non si ravvede coinvolgi due o tre persone che servano da testimoni, cercate una soluzione insieme; oppure che sia tutta quanta la comunità non a puntare il dito contro di lui, ma a cercare di ravvederlo e risolvere il problema.

“Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. Se trasportiamo questo al nostro tempo, in cui pensiamo che pagano e pubblicano siano un po’ come sinonimi dei cattivi della storia, ci verrebbe da dire che si tratta di gente con cui non avere niente a che fare, si arrangino. Però, se guardiamo il testo e che cosa ha fatto Gesù, ci rendiamo conto che è esattamente il contrario. Chi erano per Gesù pagani e pubblicani, se non quelli che più cercava? Qualcuno mi ha fatto del male, ho fatto tutti i passi che Gesù ha suggerito e non è servito a niente: sia per te come il pagano e il pubblicano, cioè pazienza, si arrangi.

No! C’è un unico santo che non possiamo venerare: Sant’Arrangiai, “si arrangi”, perché verso tutti, dice San Paolo nella II lettura, abbiamo un debito di amore (gratuito) vicendevole. Non si tratta di far finta che il male non ci sia stato, che la ferita non ci sia stata, si tratta di rompere la spirale della violenza e dell’indifferenza non portando rancore, perdonando, pregando, avendo un cuore libero.

Un cuore libero da rancori.

Dice ancora Gesù: “Se due di voi si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio gliela concederà”. Ma come, allora perché a volte questo invece non succede? Perché un cuore libero da rancori e da desideri terra terra (mondani), ma desideroso solo di amare Dio e il prossimo al massimo delle proprie capacità, non si concentra sul “qualunque cosa chiederete”, ma sulla frase che viene subito dopo: dove sono due o tre riuniti nel mio nome.

Chiediamo ciò che lui ha chiesto: “Si faccia la Tua volontà, Padre, non la mia”. Leggiamo sempre il Vangelo e poi guardiamo che cosa ha fatto Gesù come seguito delle sue parole. Impegniamoci a fare questo: sgombrare il cuore dal rancore che lo appesantisce e da tante vanità mondane perché possa essere un cuore dove c’è spazio per gli altri e per Dio, non perché lui faccia ciò che vogliamo noi, ma perché noi facciamo ciò che vuole lui.

Non indurite il vostro cuore!

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 69 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.