Caso Cherednik, assoluzione definitiva: “Non commise il fatto”

Incidente stradale notte
Foto di repertorio

La sentenza sul caso Cherednik dopo il pronunciamento del Tribunale di Oristano.

Si chiude con una sentenza definitiva di assoluzione una vicenda giudiziaria durata oltre otto anni e segnata da un tragico evento. La Corte d’Appello di Cagliari, Prima Sezione Penale, ha confermato integralmente l’assoluzione di Antonio Michele La Robina dall’accusa di omicidio stradale per la morte della giovane Polina Cherednik, investita a Macomer nella notte del 16 marzo 2018. La decisione, contenuta nella sentenza n. 257/2026 depositata il 13 giugno scorso, respinge l’appello della Procura e ribadisce la formula piena “per non aver commesso il fatto”, già pronunciata dal Tribunale di Oristano il 1° dicembre 2023.

Il caso Cherednik e le accuse.

Il procedimento trae origine dal tragico investimento avvenuto intorno all’una di notte in via Nenni. Secondo la ricostruzione iniziale degli inquirenti, a travolgere la giovane sarebbe stato un Suv grigio, elemento che aveva indirizzato i sospetti su La Robina, transitato nella zona in quel frangente. A sostenere questa ipotesi erano, in particolare, le immagini delle telecamere e le dichiarazioni del fidanzato della vittima, che aveva riferito di aver visto un veicolo allontanarsi subito dopo l’impatto. L’uomo, tuttavia, si era sempre dichiarato estraneo ai fatti, sostenendo di essersi fermato soltanto dopo aver notato il corpo della ragazza a terra. Insieme alla moglie, aveva immediatamente contattato i soccorsi, effettuando tre chiamate consecutive ai numeri di emergenza.

Le motivazioni della Corte.

I giudici d’appello hanno ritenuto infondata l’ipotesi accusatoria, evidenziando tre elementi centrali. In primo luogo, l’assenza di qualsiasi riscontro tecnico: sul veicolo di La Robina non sono state rilevate tracce compatibili con un investimento, né danni alla carrozzeria o residui biologici. In secondo luogo, la Corte ha giudicato non attendibili le dichiarazioni del testimone chiave, ritenute vaghe e contraddittorie, anche alla luce di circostanze omesse, come il litigio avvenuto poco prima tra la vittima e lo stesso fidanzato.

Determinante, infine, è stato il rilievo di un vizio procedurale: la consulenza medico-legale disposta dalla Procura è stata dichiarata inutilizzabile, poiché eseguita senza il preventivo avviso di garanzia all’indagato e al suo difensore, compromettendo così il diritto alla difesa. Alla luce di questi elementi, la Corte ha concluso che la presenza dell’imputato sul luogo fosse riconducibile esclusivamente al suo intervento come soccorritore.

Una vicenda che lascia interrogativi aperti.

Con la pronuncia di secondo grado si chiude definitivamente il procedimento a carico di La Robina, ponendo fine a un lungo iter giudiziario. La difesa ha espresso soddisfazione per l’esito, sottolineando come la sentenza restituisca piena dignità all’uomo e confermi la sua estraneità ai fatti. Resta tuttavia irrisolta la dinamica dell’investimento che ha causato la morte di Polina Cherednik, una tragedia che continua a lasciare aperti interrogativi e dolore, in assenza di un responsabile individuato.

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Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.