Troppi incendi in Sardegna, la prevenzione è ancora insufficiente

Canadair

L’emergenza incendi in Sardegna.

Ogni estate la Sardegna torna al centro dell’emergenza incendi. I roghi che colpiscono vaste aree dell’isola, dall’Oristanese al Nuorese, dalla Gallura al Sulcis, richiedono ogni volta un dispiegamento imponente: Canadair, elicotteri della flotta regionale, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco, Forestas e centinaia di volontari. Le fiamme, spinte dal caldo intenso e dal maestrale, causano danni alla macchia mediterranea, alle colture e spesso bloccano anche arterie stradali fondamentali per la viabilità.

L’isola si conferma uno dei territori più esposti d’Italia.

Le grandi estensioni agricole, la vegetazione secca e le ondate di calore sempre più frequenti creano condizioni ideali per la propagazione del fuoco. Nelle giornate di picco si arriva a contare decine di incendi attivi contemporaneamente in tutta la regione, con situazioni di particolare criticità nei territori costieri e collinari.

Gli eventi più impegnativi mostrano i limiti del sistema.

Con più fronti aperti in contemporanea, la richiesta di mezzi aerei supera spesso la disponibilità immediata. I Canadair sono costretti a operare a rotazione tra incendi diversi, lasciando temporaneamente alcuni fronti coperti solo da elicotteri con capacità di lancio inferiore. La Sala Operativa regionale si trova ciclicamente in «stato di massima criticità», segnalando l’impossibilità di garantire copertura aerea immediata su tutti i roghi attivi. A questo si aggiungono le carenze strutturali: i sindacati del comparto denunciano da anni la riduzione del personale stagionale rispetto al passato, nonostante l’aumento delle giornate classificate ad alto rischio. Quando vento e temperatura accelerano i fronti, anche una macchina organizzativa tra le più articolate d’Italia finisce sotto pressione, con tempi di intervento che si allungano.

La quasi totalità degli incendi boschivi in Sardegna ha origine umana.

Dietro ogni estate di fiamme c’è però un dato costante: la quasi totalità degli incendi boschivi ha origine umana. Le indagini del Corpo Forestale confermano che dolo, negligenza e comportamenti imprudenti sono la causa principale. Si va dai roghi appiccati volontariamente per ritorsioni o interessi, all’incendio di sterpaglie effettuato in giornate vietate, fino alle scintille provocate da mezzi agricoli o mozziconi gettati dall’auto. Il cambiamento climatico fa da moltiplicatore – siccità prolungate e vegetazione secca rendono ogni innesco più distruttivo – ma senza la mano dell’uomo la gran parte degli incendi non partirebbe.

Il dibattito torna sempre sulla prevenzione.

Proprio per questo il dibattito torna sempre sulla prevenzione. Dopo ogni emergenza si discute di manutenzione del territorio, pulizia delle fasce parafuoco, controllo della vegetazione a bordo strada e responsabilizzazione dei cittadini. Eppure, a ogni inizio stagione, una parte rilevante dei comuni non completa gli interventi previsti dal piano antincendio regionale entro i termini. Gli addetti ai lavori lo ripetono: investire prima costa meno che spegnere dopo. Ma la prevenzione richiede risorse, controlli e sanzioni che spesso mancano.

I numeri fotografano un fenomeno strutturale.

Ogni anno in Sardegna si contano centinaia di incendi per migliaia di ettari bruciati. Il ricordo degli eventi più devastanti, come quello del Montiferru che in pochi giorni cancellò oltre 20.000 ettari di bosco, uliveti secolari e aziende agricole, dimostra quanto rapidamente un rogo possa diventare catastrofe quando si sommano meteo estremo, territorio vulnerabile e più focolai simultanei. Anche in quel caso le relazioni tecniche misero in luce concause umane: inneschi di origine dolosa e la mancata realizzazione di opere di prevenzione da parte di diversi enti locali.

In Sardegna la sfida contro gli incendi non è mai finita.

La sfida per la Sardegna resta doppia. Da un lato serve una macchina dei soccorsi dimensionata per reggere picchi sempre più frequenti, con più mezzi e più personale operativo. Dall’altro, serve un salto culturale sulle responsabilità: chi appicca il fuoco, chi non pulisce i terreni, chi autorizza pratiche a rischio in piena estate. Perché con il clima che cambia, il margine di errore si è azzerato. Il modo più efficace per spegnere un incendio resta impedirne l’innesco, e questo oggi significa affrontare insieme due emergenze: quella dei mezzi insufficienti e quella delle responsabilità umane disattese.

Informazioni su Matteo Solinas 6 Articoli
Mi chiamo Matteo Solinas, sono nato a Ozieri e dal 2017 vivo a Londra. Qui frequento l’università, dove studio analisi politica e relazioni internazionali. Il prossimo anno inizierò un master in sicurezza internazionale nel Regno Unito. Ho una forte passione per storia, giornalismo e politica.