Vangelo di domenica 10 maggio, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 10 maggio 2026.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-21
Domenica 10 maggio 2026

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

La meditazione.

Siamo ormai quasi alla fine del tempo pasquale di cinquanta giorni che ci porterà domenica prossima alla solennità dell’Ascensione del Signore e la domenica ancora successiva alla solennità della Pentecoste, effusione dello Spirito Santo sui discepoli nel cenacolo.

Nel Vangelo che abbiamo Gesù annuncia la venuta di quello Spirito e che cosa avrebbe fatto nei discepoli. Così come domenica scorsa non dimentichiamo il contesto: discepoli impauriti, magari qualcuno in cuor suo stava già valutando la possibilità di scappare per la paura o la delusione, erano stati traditi, di lì a poco Gesù verrà rinnegato persino da Pietro. Insomma sembrava che tutta la loro esperienza fosse arrivata all’epilogo. È in questo contesto che Gesù dice “Non abbiate paura (…) non vi lascerò orfani” e si rivolge ai discepoli di ieri come a quelli di oggi quando dice “il mondo non mi vedrà più, voi invece mi vedrete”.

Gesù non stava intendendo solo il fatto che dopo la crocifissione lo avrebbero visto risorto, ma che in ogni istante lo avrebbero visto presente. Cioè ci sarebbe stato un modo nuovo di vederlo, un modo che parte non dagli occhi ma dal cuore e dalla mente ed è ciò per cui sarebbe stato inviato lo Spirito Paraclito, che significa “colui che ti sta vicino”. Non mi riferisco solo al cuore, ma anche alla mente, e tengo sempre unite entrambe, perché considero Gesù non un semplice e generico spunto di riflessione per essere più buoni, per stare in pace o per dire qualche parola di consolazione nei momenti difficili etc.

Il simbolo dello Spirito Santo è il fuoco.

Il simbolo dello Spirito Santo è il fuoco, non il miele! Questo per dire che bisogna metterci la testa, la propria intelligenza, cioè la propria capacità di osservare e leggere le cose che capitano intorno a noi e rendere presente il Signore Gesù attraverso le nostre parole e le nostre azioni. “Pronti sempre a dare ragione della speranza che è in noi” dice san Pietro, con dolcezza e rispetto ma capaci anche di dire “questo è cristiano, mi fa uomo, mi realizza veramente, facendo questo amo Gesù” o viceversa. Osservare i comandamenti nasce dall’amore e dal dare fiducia a Gesù e alla sua parola. Il suo Spirito ci infiammi dentro per essere veramente suoi discepoli felici che mettono a sua disposizione cuore, mente e mani.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 58 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.