
L’intervista a Erika Piccu di Oristano.
Ha trasformato la passione per la cucina in un progetto digitale che unisce memoria e condivisione. Erika Piccu, oristanese doc, ha dato vita a una pagina Facebook dedicata alle ricette partendo dai gesti della nonna. Attraverso piatti antichi e storie di famiglia, racconta la memoria gastronomica della sua terra, intrecciando passato e presente. In questa intervista, ci svela il segreto dietro il suo successo e i suoi progetti futuri, tra cui un libro in arrivo.
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Come è nata l’idea di aprire una pagina Facebook dedicata alle ricette?
“L’idea della pagina Erika Piccu – A casa mia non è nata a tavolino, ma dal cuore. È nata in cucina, tra i profumi che mi riportavano indietro nel tempo, a quando guardavo mia nonna impastare con gesti lenti e sicuri, senza bisogno di pesi e ricette scritte. A un certo punto, ho sentito il bisogno di non lasciare che tutto quanto andasse perduto. Quelle ricette non erano solo piatti, ma storie, identità, radici. Aprire la pagina Facebook è stato il mio modo per custodirle e, allo stesso tempo, condividerle. All’inizio era quasi un gesto intimo, come scrivere un diario. Poi, giorno dopo giorno, ho capito che quelle emozioni arrivavano anche agli altri. E così quella pagina è diventata un ponte tra passato e presente, tra la cucina di mia nonna e le tavole di chi oggi sceglie di portare avanti quelle tradizioni”.
Da dove trae ispirazione per creare nuovi piatti?
“L’ispirazione nasce sempre da lontano, ma prende forma ogni giorno. Parte dai ricordi, dai gesti di mia nonna, dai profumi che riempivano la casa, da quelle ricette antiche che non avevano bisogno di essere scritte. Perché vivevano già nelle sue mani. Nasce dalla memoria e dalla terra. Spesso è un ricordo d’infanzia, un profumo in cucina, il sapore di un ingrediente che mia nonna usava con cura. Ma arriva anche dalle stagioni, guardo ciò che la Sardegna offre in quel momento e cerco di farlo dialogare con le ricette di una volta”.
Quanto tempo dedica alla preparazione e alla pubblicazione dei contenuti?
“La cucina è lenta e richiede pazienza, e lo stesso vale per raccontarla. Per preparare un piatto, spesso dedico ore: scegliere gli ingredienti giusti, seguire i gesti tradizionali, assaporare ogni passaggio. Poi c’è la parte della condivisione e quindi fotografare, fare video, scrivere, raccontare la storia dietro a un piatto. Anche questo richiede tempo e cura, ma io ho un ottimo supporto e si chiama Emanuele Orrù. Perché il piatto arrivi sulla pagina, occorrono dai 2 ai 3 giorni, ma ogni minuto vale la pena se serve a far rivivere una tradizione e a emozionare chi legge”.
Che rapporto ha con la sua community e quanto contano i loro feedback?
“La mia community è come una grande cucina condivisa: c’è curiosità, passione, scambio di storie e consigli. Ogni commento, ogni messaggio è prezioso e mi permette di capire quali ricette emozionano e quali ricordi risvegliano. I loro feedback non sono solo numeri, sono una conversazione, un abbraccio virtuale che conferma che le tradizioni che porto avanti non sono mai sole, ma continuano a vivere grazie a chi le accoglie con lo stesso amore con cui io le ho ricevute”.
Ha progetti futuri come un libro di cucina o collaborazioni con brand?
“Il mio sogno è dare ancora più voce alle ricette della mia terra, della mia casa. Sto lavorando a un libro già da un po’. Un libro che raccolga i piatti antichi della mia famiglia, insieme alle storie, ai gesti e ai ricordi che li rendevano unici. Per quanto riguarda le collaborazioni, mi interessa lavorare con chi rispetta la tradizione e la qualità degli ingredienti: non si tratta solo di creare contenuti, ma di raccontare la cultura e l’anima della Sardegna attraverso il cibo. Ogni progetto futuro nascerà da una sola cosa: il desiderio di far rivivere i ricordi, i profumi e i sapori che mi hanno cresciuta e condividerli con chi, come me, vuole sentire il calore di una cucina fatta di Amore e Memoria”.

