
Il Vangelo di domenica 24 maggio 2026.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23
Domenica 24 maggio 2026
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
La meditazione.
La festa che oggi celebriamo, la Pentecoste, ha origini strettamente ebraiche. Pentecoste significa 50° giorno. Dopo la festa della Pasqua ebraica, in Israele iniziava la raccolta del grano per sette settimane in un clima bello e di festa. Alla fine di queste sette settimane, al 50° giorno si faceva festa e si ringraziava il Signore per i doni e i frutti della Terra. È in quel contesto di festa che i discepoli escono e cominciano a parlare di Gesù a tutti quanti, pieni di Spirito Santo.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato, invece, è ambientato in un clima simile di festa, in quella che veniva però chiamata la festa delle capanne, una festa che si faceva a settembre per ringraziare il Signore per il dono del raccolto delle olive e dell’uva. Era una festa che durava sette giorni e veniva vissuta fuori dal proprio domicilio, tutti in capanne… per ricordare le origini del popolo ebraico, origini nomadi. Era gente festaiola, la gente di Gesù.
“Nell’ultimo giorno” di questa festa, immaginatevi Gesù che fa festa insieme agli altri e ne approfitta per parlare. Capite bene che se si sta festeggiando il raccolto dell’uva l’immagine che tutti hanno davanti è quella di gente assetata di vino. Se nelle nostre feste mancasse il vino, la birra o la vernaccia… non sarebbe festa. Gesù approfitta della sete della gente in festa e dice “Chi ha sete venga a me e beva”. Ma parlava di un’altra bevanda che lui aveva da offrire affinché la festa fosse ancora più festa, una bevanda che sarebbe stata data a tutti coloro che avrebbero creduto in lui e alla sua risurrezione: lo Spirito Santo che da Giovanni viene definito come “l’amore di Dio che viene riversato nei nostri cuori”.
Se mancasse il vino non ci sarebbe vera festa.
Anche nelle nostre feste, se mancasse il vino, non ci sarebbe vera festa allo stesso modo anche a noi Gesù, vedendoci assetati di ciò che il vino rappresenta, cioè la gioia, l’amore, ci propone “venite a me, chi ha sete venga e beva”. È lui che ci può donare la vera gioia, un senso alla vita, un maestro da seguire e dal quale ricevere la sapienza, cioè il sapore buono di Dio che è proprio questo, amore, gioia riversati nel nostro cuore.
Probabilmente con l’amore non riusciremmo a risolvere tutti i problemi degli altri, ma se chi avviciniamo se ne va sapendo di essere stato guardato con amore, con rispetto e delicatezza, questi sarà consolato e avrà visto in faccia Dio, avrà sentito il suo odore. Ecco perché viene chiamato Spirito Paraclito, che significa consolatore oltre che avvocato, suggeritore… Colui che ti suggerisce parole e azioni di pace, di amore.
L’augurio per questo giorno che conclude il tempo pasquale e ci introduce nel tempo ordinario è che nell’ordinarietà della nostra vita non ci venga a mancare lo Spirito Santo, che non diventi come quelle bottiglie di vino che vengono tenute a prendere polvere negli scaffali. Che l’amore di Dio riversato nei nostri cuori possa essere poi donato agli altri. Con gioia!

