Vangelo di domenica 8 marzo, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 8 marzo 2026.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-42
Domenica 8 marzo 2026

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

«Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

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La meditazione.

Abbiamo sentito il Vangelo della Samaritana ed è bello titolarlo così, perché è proprio un Vangelo, una bella notizia, quella che viene data a questa donna che di belle notizie nella sua vita ne aveva sentite poche, forse; tanto che va a prendere l’acqua al pozzo a mezzogiorno, un particolare che l’evangelista riporta per annotare come ci andava nell’ora più calda della giornata, quando difficilmente avrebbe trovato altra gente che di solito ci andava al mattino presto. Non voleva incontrare nessuno, per evitare i giudizi degli altri, le chiacchiere sulla sua vita disordinata, i suoi cinque mariti, etc.

La bella notizia è un matrimonio.

Nella Sacra Scrittura, usando un’immagine cara ad alcuni scrittori, si potrebbe dire che il pozzo era una sorta di agenzia matrimoniale dei tempi biblici. Quando nella Bibbia si doveva presentare qualche fidanzamento c’era sempre di mezzo un pozzo.

Al pozzo Abramo incontra Rebecca, Giacobbe si innamora di Rachele, Mosè incontra la sua futura sposa Zippora. La bella notizia è che Gesù vuole presentarsi Lui stesso come il vero sposo dell’umanità, che molto spesso è proprio così come quella samaritana: infedele, dimentica del vero amore di Dio. È Lui il vero amore, quello che disseta davvero, quello che ti rende davvero felice e libero, stando con lo sposo.

Qui per la prima volta Gesù si presenta come il Messia e chiede fiducia: “credi a me”. Gesù è il nuovo tempio fisico in cui incontrare Dio Padre. Non più a Gerusalemme, non più in Samaria: noi incontriamo Dio in Lui e in Lui lo adoriamo. Lui, che è la verità, Lui, che è lo Spirito.

Tornando a casa rileggiamoci questo Vangelo interamente con calma e pensiamo a quando d’estate, sotto i 40 gradi della nostra Sardegna, ci beviamo un bel bicchierone d’acqua fresca e dissetante che ci fa sospirare con soddisfazione e appagamento.

Ecco, così è per il cristiano stare con Gesù e seguirlo. Più lo seguiamo, più stiamo con Lui; più lo starne lontano ci farà sentire sete di Lui, sete che si traduce concretamente in tristezza, insoddisfazione, senso di mancanza di qualcosa di essenziale per poter vivere quando non viviamo con uno stile di preghiera, di carità, di servizio… Stiamo vicini a questa sorgente d’acqua viva, seguiamo Gesù: è Lui lo sposo, è Lui il nostro amore e la nostra speranza che non delude.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 58 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.