Oristano, volontari in campo per “Le Rose di Santa Rita”

Le Rose di Santa Rita

In provincia di Oristano l’iniziativa “Le Rose di Santa Rita”.

C’è anche la provincia di Oristano tra i territori coinvolti nella nuova edizione de “Le Rose di Santa Rita”, l’iniziativa nazionale di raccolta fondi e sensibilizzazione promossa dalla Fondazione Santa Rita da Cascia, che nel 2026 celebra dieci anni di attività. L’appuntamento è fissato per sabato 16 e domenica 17 maggio, quando in tutta Italia saranno attivi oltre 400 punti di distribuzione, con una rete di volontari impegnati nella consegna delle piantine simboliche e nella raccolta delle donazioni.

La presenza di volontari organizzati.

In Sardegna l’adesione si conferma ampia e diffusa, con 55 punti solidali complessivi distribuiti nelle diverse province dell’isola, tra cui Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna. L’iniziativa si svolge in prossimità della festa di Santa Rita, che ricorre il 22 maggio, e prevede la presenza di volontari organizzati sia in spazi fisici sia attraverso contatti diretti con la cittadinanza. Le persone coinvolte nella rete solidale propongono le piantine di rose, considerate simbolo della santa, a fronte di una donazione minima fissata a 15 euro.

La rete di distribuzione delle Rose di Santa Rita in provincia di Oristano.

Nel territorio oristanese i punti di distribuzione risultano già individuati in più centri abitati. A Bosa l’appuntamento è in piazza IV Novembre 1, mentre a San Nicolò d’Arcidano la distribuzione è prevista nella chiesa di San Nicolò vescovo, e a Marrubiu il punto operativo si trova in via Garibaldi 1. A questi si aggiungono le presenze di volontari anche in altre località dell’area, tra cui Cabras.

La raccolta fondi destinata a persone in condizioni di fragilità.

L’iniziativa ha come obiettivo la raccolta di fondi destinati a sostenere progetti dedicati alle persone in condizioni di fragilità. Tra questi rientra l’Oasi Santa Rita, progetto promosso dal Monastero di Santa Rita da Cascia e sostenuto dalla Fondazione, nata nel 2012 per volontà delle monache agostiniane. La struttura sta sorgendo a Porto Recanati, nelle Marche, e viene descritta come una realtà ricettiva senza scopo di lucro pensata per l’accoglienza di persone con disabilità e dei loro accompagnatori. L’obiettivo dichiarato è quello di consentire esperienze di soggiorno accessibili, favorendo inclusione, autonomia e qualità della vita. L’appuntamento annuale si inserisce in una tradizione ormai consolidata che coinvolge migliaia di volontari e sostenitori su scala nazionale, con una diffusione che attraversa centri urbani e piccoli comuni, come nel caso dei territori sardi, dove la partecipazione si articola attraverso parrocchie, associazioni e punti di incontro locali.

Le parole di suor Maria Grazia Cossu.

“Le Rose di Santa Rita sono un gesto concreto di cura verso gli altri – commenta suor Maria Grazia Cossu, presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia e Madre Badessa del Monastero -. In dieci anni hanno contribuito a cambiare la vita di tante persone fragili in Italia e nel mondo. Dietro ogni piantina c’è l’impegno dei volontari e una rete solidale che si traduce in aiuto reale. Quest’anno, in particolare tramite l’Oasi Santa Rita, vogliamo affermare con forza che il diritto a una vita piena appartiene a tutti, e desideriamo renderlo concreto attraverso un edificio da trasformare in nuovo modello di accoglienza per persone con disabilità”.

La grande venerazione del mondo cattolico a Santa Rita da Cascia.

La tradizione cattolica colloca Santa Rita da Cascia tra le sante più venerate e le attribuisce un ruolo centrale. I fedeli la invocano spesso nei casi difficili o ritenuti senza soluzione. Nata nel 1381 a Roccaporena, nei pressi di Cascia, in Umbria, visse un’esistenza segnata da eventi complessi sin dalla giovinezza. Secondo la tradizione, avrebbe desiderato intraprendere la vita monastica, ma fu indirizzata verso il matrimonio con un uomo dal carattere difficile. Dal matrimonio nacquero due figli. Dopo anni segnati da tensioni familiari, la morte del marito e successivamente dei figli, Rita scelse di entrare nella vita religiosa, trovando accoglienza nel monastero agostiniano di Cascia.

All’interno del convento condusse una vita improntata alla preghiera, alla penitenza e al servizio della comunità religiosa, distinguendosi per il percorso spirituale e per la dedizione alla vita monastica. La tradizione narra anche di un evento mistico legato alla sua esperienza di fede, con la comparsa di una ferita sulla fronte associata simbolicamente alla passione di Cristo. Morì nel 1457 e fu canonizzata nel 1900 da papa Leone XIII. Nel tempo la sua figura è rimasta profondamente radicata nella devozione popolare, assumendo un ruolo di riferimento per numerosi fedeli che la riconoscono come interceditrice nelle situazioni considerate particolarmente complesse.

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Mi chiamo Salvatore Cilano, sono laureato in Medicina e coltivo una forte passione per la scrittura. Amo approfondire temi diversi, dalla cronaca ad altri ambiti, con curiosità e attenzione, cercando sempre di informare in modo chiaro, preciso e accessibile a chi legge ogni mio contenuto pubblicato online per ogni lettore.