
L’Italia accelera sull’intelligence e sicurezza nazionale.
Nel contesto post 11 settembre 2001, divenuto multidimensionale e multi dominio, fra cui quello cognitivo, in una società divenuta insicura, pervasa dal timore e dalla paura di nuove emergenze come quella terroristica, offensivo militari, quelle legate alle minacce ibride di natura cyber e quelle economico-finanziarie, è cresciuta e cresce ogni giorno esponenzialmente, anche in Italia, attraversando tutte le regioni, l’importanza strategica dell’attività d’intelligence, a volte anche a discapito dei metodi tradizionali d’indagine.
Intelligence e indagini giudiziarie convergono nella risposta alle nuove minacce.
Più agile e duttile dell’investigazione giudiziaria, l’intelligence si muove in una penombra dove regole e limiti sono meno nitidi e quasi per natura tende a sottrarsi al pieno controllo democratico. Tale attività sa essere molto preziosa ed è certamente irrinunciabile nell’ottica della protezione della sicurezza della Repubblica, prevenendo tutti i tentativi di delitto contro la personalità interna ed esterna dello Stato.
Nel contesto attuale di minacce asimmetriche, attività d’intelligence e attività investigativa vanno sempre più convergendo, quanto a targets e modalità operative per condurre gli accertamenti necessari al perseguimento delle rispettive finalità. Ciò, quantomeno, con riguardo a quelle manifestazioni di criminalità pericolose per la convivenza civile, che minano la stabilità democratica, nello specifico atti illeciti di terrorismo internazionale, di eversione interna, di reclutamento Humint a fini di spionaggio, di minacce ibride cyber ed economico-finanziarie pericolose per l’integrità dell’intero Sistema Paese. Tali minacce alla sicurezza nazionale esigono essere ben conosciute nelle loro articolazioni organizzative e di visione strategica, al fine di essere efficacemente prevenute, contrastate e disarticolate. Queste attività puntano ad acquisire informazioni, analizzarle, su fenomeni criminosi, le cui caratteristiche sono quelle di essere diffusi nello spazio e duraturi nel tempo.
Come funzionano in Italia i servizi di informazione e sicurezza.
Si agisce, prevalentemente, con indagini occulte e riservate, o meglio coperte, le uniche che permettono di conseguire utili risultati per conoscere fenomeni delittuosi ancora in corso di svolgimento. Le attività in questione sono soggette solamente a un profilo di competenza. I soggetti chiamati a svolgerle sono diversi. Gli uni, i servizi di informazione e sicurezza, incardinati nell’organizzazione dell’esecutivo, con una dipendenza funzionale dal Presidente del Consiglio dei Ministri o Autorità Delegata, a protezione dell’integrità, indipendenza e sicurezza della Repubblica; l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, ugualmente incardinata funzionalmente nella figura di vertice dell’Esecutivo, attiva nella tutela degli interessi nazionali in campo cibernetico. Gli altri, Autorità inquirenti (Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo e forze di polizia), attratti nella funzione giudiziaria, per di più con una magistratura penale alla quale la nostra Costituzione assicura una marcata autonomia al punto da renderla dominante e sovraordinata rispetto alla funzione di polizia giudiziaria.
L’evidente divisione di attribuzioni non è affatto inedita.
In tutti gli Stati moderni, da tempo l’attività informativa dei servizi di sicurezza è funzione tipica del potere esecutivo, solitamente sorvegliata, negli ordinamenti demo-costituzionali, da apposite commissioni parlamentari, vedi Copasir. È una novità, invece, il progressivo slittamento di tale funzione verso finalità proprie dell’iniziativa giudiziaria. Ma è certo che si può affermare l’inverso: l’attività inquirente, soprattutto quella impegnata nel contrasto alla criminalità mafiosa, cibernetica, eversivo-terroristica, finanche dedita allo spionaggio politico-economico-militare, ha assunto caratteri, metodi operativi e finalità non dissimili da quelli che utilizza l’intelligence.
Quando, per l’appunto, si parla di “speciali tecniche investigative”, come accadde, in una risoluzione conclusiva di un convegno finalizzato, svoltosi a Istanbul alcuni lustri fa, si alludeva precisamente a modalità d’indagine che hanno in comune la caratteristica di essere occulte, compiute all’insaputa della persona sottoposta a indagine, le cosiddette indagini “undercover”, sotto copertura. Il successo e la diffusione di tali tecniche si spiega con l’evoluzione in senso preventivo dei sistemi penali contemporanei.
Il diritto penale orientato in senso preventivo.
Al diritto penale dello Stato liberale, prevalentemente orientato in senso repressivo, è succeduto un diritto penale orientato in senso preventivo, sensibile a situazioni di pericolo e, pertanto, volto a scongiurare il prodromo di eventi dannosi a discapito della sicurezza nazionale. Il fenomeno si è manifestato con l’evolversi dello Stato in senso assistenziale, per la comprensibile inclinazione a includere, fra i beni meritevoli di tutela penale, interessi collettivi quali l’ambiente, la salute, l’economia. Interessi astratti per quell’entità concreta che è il cittadino, e concreti per quell’entità astratta che è lo Stato.
Dunque, la protezione di beni astratti esige una cultura della prevenzione. Persino lì dove lo Stato assistenziale non ha attecchito, come nei paesi di “common law”, il sistema penale ha cominciato recentemente a offrire i propri servigi alla “profilassi sociale” (prevenzione), mirando non solo a punire il reato commesso (funzione retributiva), ma anche e soprattutto a prevenire la commissione di illeciti penali futuri (prevenzione generale e speciale). Le sfide e le minacce odierne alla sicurezza nazionale hanno indotto anche gli ordinamenti liberali a dotarsi di strumenti eccezionali volti a neutralizzare situazioni di pericolo.
L’importanza dell’Intelligence per garantire la sicurezza dei cittadini.
La sicurezza dei cittadini, interesse astratto per eccellenza, è andata acquisendo valore predominante nelle moderne politiche criminali. Pericoli, immaginati o percepiti, giustificano l’intervento delle moderne agenzie di controllo. Acquisire informazioni prima che danni devastanti avvengano è il fine primario di tali agenzie. A tal fine, il potere esecutivo e quello giudiziario devono coordinare le iniziative promosse, senza condurle separatamente.
I presupposti d’intervento coincidono con indici di pericolosità che, se non formalizzati in fattispecie penali, sono elaborati in concreto dagli attori del controllo (forze di polizia e servizi d’intelligence). La vocazione preventiva del sistema penale trova delle evidenze particolari nelle normative e nelle prassi di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, cibernetico, terroristico. Già la circostanza che le normative speciali approvate, per neutralizzare questi fenomeni, si richiamino alla “necessità” del “contrasto” o della “lotta” è eloquente. Alimentato da metafore belliche, il linguaggio diverge dal pensiero e dalla prassi. L’intero apparato normativo è immaginato come uno strumento di difesa, un’arma da usare per scongiurare pericoli in corso, oltre che reprimere condotte illecite passate.
La raccolta ed elaborazione di informazioni personali.
Ciò che si nota è una trasformazione nell’organizzare e nel condurre l’attività della magistratura penale e della polizia. Indagare fenomeni criminali complessi e asimmetrici in corso, duraturi nel tempo, comporta l’uso sistematico di tecniche investigative “coperte”, quali, ad esempio, le intercettazioni di comunicazioni, gli agenti infiltrati, agenti provocatori, confidenti e, non ultima, la raccolta ed elaborazione di informazioni personali archiviate in memorie elettroniche. Insomma, l’arsenale tipico dei servizi d’informazione e sicurezza, preposti istituzionalmente a proteggere la Repubblica e le sue istituzioni democratiche. Le evidenti odierne analogie e corrispondenze fra le attività d’intelligence e quelle d’indagine penale, pongono il problema di un coordinamento fra Servizi e Autorità inquirenti. In realtà, è antico, perché, da sempre, le informazioni raccolte dall’intelligence riguardano fatti rilevanti anche per l’accertamento penale. Non il principio di collaborazione, ma piuttosto il principio di separatezza, ha finora caratterizzato i rapporti fra queste due espressioni del potere statuale.
Come i servizi di intelligence hanno tutelato la sicurezza nazionale in Italia.
Le cose cominciano a cambiare nel corso degli anni, in primis a seguito dell’11 settembre, con il consolidamento delle minacce alla competitività del Sistema Paese, con la ricerca di informazioni sensibili relative ad aspetti commerciali, organizzativi, tecnologici, finanche, di vera guerra finanziaria. A seguito, nel 2022, dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa e della tensione commerciale fra Cina, Stati Uniti ed Europa, sempre più forte, è succeduto un conseguente massiccio attacco cibernetico russo, nordcoreano e iraniano verso tutti quei paesi, fra cui Italia e Sardegna, che hanno ratificato e implementato le sanzioni commerciali e finanziarie.
Questo scenario, ha imposto e impone, ogni giorno, una maggiore collaborazione fra i servizi di sicurezza e gli organi specializzati di polizia giudiziaria (Ros, Noe e Nuclei Investigativi dei Carabinieri, Gico, Scico e Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, Dia, Sco, Digos e Polizia di Prevenzione della Polizia di Stato), soprattutto nel fornire, a quest’ultimi, gli elementi di prova relativamente a fatti configurabili come reati, di cui sia stata acquisita conoscenza nell’ambito delle strutture che da essi dipendono. In egual maniera, i secondi sono tenuti a prestare collaborazione informativa alle richieste dell’intelligence.
Il principio di collaborazione reciproca.
L’iniziale impermeabilità dei contesti operativi di questi corpi-apparati separati ha progressivamente lasciato il posto a un rapporto osmotico, ispirato al principio di collaborazione reciproca. Questo, quanto meno, quando si tratta di fronteggiare gravi fenomeni criminali e gravi minacce asimmetriche alla sicurezza. Una simile evoluzione pare alquanto naturale. Sembra ragionevole che, di fronte a manifestazioni gravi capaci di minare le basi della nostra convivenza civile, lo Stato unisca le forze e favorisca la leale collaborazione fra le proprie istituzioni. Quando gli operatori rispettano i protocolli operativi sul segreto, essi rendono la maggior parte delle iniziative e delle operazioni d’intelligence inaccessibili sia alla magistratura sia all’opinione pubblica.
Come funziona l’apparato di intelligence in Italia.
Nel nostro Paese, i Servizi d’intelligence, come già detto, dipendono funzionalmente dal Presidente del Consiglio dei Ministri o Autorità Delegata, in quanto Autorità Nazionale di Sicurezza. A seguito della Riforma del 2007, attraverso la legge 124, viene riformato il sistema d’intelligence italiano. Le principali linee d’intervento sono la semplificazione e la riorganizzazione degli apparati, con un chiarimento delle responsabilità e delle catene di comando; la predisposizione di un sistema di garanzie funzionali per gli appartenenti ai servizi; la riforma della disciplina del segreto di Stato e delle classifiche di segretezza; il potenziamento degli strumenti di controllo del Comitato parlamentare e della Corte Costituzionale. In tutti gli ambiti citati, si evidenziano contemporaneamente profili di continuità e di discontinuità rispetto al sistema antecedente.
La creazione di un sistema d’informazione per la sicurezza.
In prima battuta vi è una nuova denominazione, che trasforma i Servizi in Agenzie, pur mantenendo un sistema binario a coordinamento rafforzato su base territoriale. Le due Agenzie sono l’Aise (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) e l’Aisi (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), la prima a competenza esterna, la seconda a competenza interna e il Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) come punto di sintesi e coordinamento funzionale. Le uniche eccezioni per materia alla competenza territoriale sono il settore della controproliferazione, affidato all’Aise anche sul territorio nazionale, così come il controspionaggio, attribuito all’Aisi.
La norma, all’interno della legge di riforma dell’intelligence, prevede la creazione di un sistema d’informazione per la sicurezza della Repubblica che risponde, come ribadito a più riprese, gerarchicamente, al Capo del Governo. Le stesse competenze in materia di segreto di Stato non sono delegabili e permangono nelle mani dello stesso che ne risponde innanzi al Parlamento, nella fattispecie al Copasir.
Le competenze della Corte Costituzionale.
Anche la Corte Costituzionale è competente alla definizione degli eventuali conflitti di attribuzione per quanto concerne il comparto e il Garante per la protezione dei dati personali, che ha accesso alla struttura unificata degli Archivi del comparto stesso. L’ovvio mantenimento della riservatezza connessa agli assetti interni, i cosiddetti “interna corporis”, e allo svolgimento delle attività di ricerca informativa, sono state coniugate con le facoltà di controllo parlamentare e degli altri organi, consentendo maggiore serenità operativa alle articolazioni degli organismi, tutelandone l’operato, ma contribuendo al dissolvimento dell’erroneo alone di mistero che, da sempre, aveva caratterizzato il lavoro di donne e uomini dell’intelligence, percepito sempre ai limiti, se non oltre essi, dell’ordinamento e, in qualche modo, “sporcato” dalla non ortodossia degli strumenti, se paragonati a quelli a disposizione di altri organi di difesa e sicurezza dello Stato.
Un’operazione “chiarezza” che ha fornito legittimazione e ruolo “pubblico” a risorse di qualità sia nei settori tradizionali, sia in quelli più innovativi, a supporto del ruolo del nostro Paese, sotto i diversi profili che materializzano l’interesse nazionale: da quelli economici alle ingerenze e influenze esterne, da minacce convenzionali e non convenzionali. Infatti, il mondo digitale è oggi presidiato dalle Agenzie, fra tutte l’Acn (Agenzia per la Cyber Sicurezza Nazionale).
Gli strumenti operativi dell’intelligence in Italia.
Alcune novità riguardano strumenti operativi. In primis le garanzie funzionali, in base alle quali, su proposta degli organismi operativi, il/la Premier autorizza la conduzione di operazioni che implichino comportamenti previsti dalla legge come reato, a valle di una richiesta istruita dalle stesse agenzie, supervisionata dal Dis e presentata all’autorità politica.
I funzionari di Aise e Aisi non sono responsabili penalmente a condizione che la loro condotta sia indispensabile e proporzionata al conseguimento degli obiettivi dell’operazione, sia frutto di una comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, rechi il minor danno possibile, non configuri delitti diretti a mettere in pericolo o ledere la vita, la personalità individuale, la libertà personale, morale, la salute di una o più persone, o reati contro organi costituzionali o contro le assemblee regionali e contro i diritti politici del cittadino; infine non sia effettuata nelle sedi di partiti politici rappresentati in Parlamento, in Consiglio regionale, o sedi di sindacati o verso giornalisti professionisti iscritti all’albo. Tali garanzie possono essere opposte all’autorità giudiziaria nel corso delle indagini preliminari, dell’udienza preliminare, del giudizio o al momento dell’arresto in flagranza di un appartenente a una delle due Agenzie.
Cosa prevede la legge.
La legge prevede che l’autorità giudiziaria chieda conferma dell’esistenza dell’autorizzazione al/alla Premier o, nel caso di arresto in flagranza, al Direttore generale del Dis. Il Capo del Governo può confermare l’esistenza dell’autorizzazione o informare l’autorità giudiziaria che la condotta prevista dalla legge come reato non è stata autorizzata o ha superato i limiti dell’autorizzazione. Su tali procedure viene informato il Copasir. Questa norma permette di riscontrare come il legislatore abbia inteso operare un bilanciamento molto preciso tra potere di acquisizione delle informazioni finalizzate alle esigenze di prevenzione e sicurezza nazionale e forme di controllo su diversi livelli, a partire da quello politico (governativo), attraverso quello parlamentare, per giungere a quello giurisdizionale.
Si mira a regolare il rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario.
Trattasi di un istituto giuridico molto sofisticato che mira a regolare il rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario nel superiore interesse dell’integrità e autonomia politica, sociale ed economica della Repubblica. Per ciò che è dato sapere, il citato rapporto tra esecutivo e giudiziario non si è manifestato in alcuna situazione pratica (provvedimenti giudiziari contro personale operativo in base a garanzie funzionali), sebbene vi sia ragionevole motivo di ritenere che l’istituto, appena descritto, sia normalmente ed efficacemente utilizzato dalle agenzie secondo le procedure indicate.
Un caso a sé, di notevole rilevanza per un Paese come l’Italia, è rappresentato dalla norma riguardante le disposizioni in materia penale per il personale che partecipa a missioni militari internazionali, autorizzando il/la Presidente del Consiglio, sentito il Copasir, ad emanare disposizioni per l’adozione di misure d’intelligence di contrasto a situazioni di crisi o di emergenza all’estero, che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale o per la protezione di cittadini italiani all’estero con la cooperazione di assetti della Difesa. Trattasi di un’estensione dell’ambito di applicazione del perimetro delle garanzie funzionali a beneficio del personale militare, chiamato a concorrere, supportare e integrare gli assetti info-operativi nazionali in contesti ambientali e situazioni complesse.
Si denota una sinergia stretta tra organi di governo e organi parlamentari in ragione della delicatezza dell’impiego di capacità militari in missioni d’intelligence. Quando ciò accade, in logica di bilanciamento e garanzia, la responsabilità dell’operazione e delle attività viene ascritta all’Agenzia che ne richiede l’impiego, quasi sempre l’Aise.
L’approvazione del disegno di legge per il personale del sistema di sicurezza.
Da ultimo, nel novembre 2023, il Governo ha approvato un disegno di legge che estende le condotte scriminabili per il personale del sistema di sicurezza della Repubblica, con garanzie funzionali a ulteriori fattispecie di reato, riferibili agli attuali contesti in cui si sviluppa la minaccia terroristica e si attribuisce la qualifica di agente di pubblica sicurezza con funzione di polizia di prevenzione, anche al personale delle forze armate che concorra alla tutela delle strutture e del personale dei Servizi.
Seguono altre novità operative in seno alla legge. Viene esteso lo strumento delle intercettazioni preventive anche ai servizi di informazione e sicurezza. Perché anche? Perché tale strumento è vigente per le forze di polizia, per la prevenzione di gravi reati in materia terroristico-eversiva e di criminalità organizzata, laddove ne ricorrano i presupposti di necessità e urgenza, ai fini preventivi e le forze di polizia ne facciano richiesta, con totale inutilizzabilità in ambito processuale.
Introdotti istituti di garanzia a tutela degli individui e della collettività.
Proceduralmente il Ministro degli Interni ne fa richiesta al procuratore della Repubblica, che vagliati i presupposti, le autorizza per un tempo massimo di quaranta giorni. L’estensione all’utilizzo dei Servizi ha delle ragioni ovvie. La raccolta informativa, ai fini della sicurezza interna ed esterna dello Stato, deve avvalersi del controllo su ogni forma di comunicazione, nonché di ricerca nell’ambito delle emissioni elettromagnetiche per poter mantenere il primato informativo competitivo che presiede alla protezione politico-sociale ed economica dell’Italia.
Lo strumento è molto penetrante, anche perché non si riferisce, solamente, alla captazione d’informazioni da conversazioni telefoniche, ma anche, sia in ambienti pubblici o privati, con l’impiego di software e strumenti captatori a distanza. È per questo che, in una logica “Check and Balances”, sono stati introdotti istituti di garanzia a tutela degli individui e della collettività. La competenza giurisdizionale è unica e nazionale e fa capo al procuratore generale presso la Corte d’Assise e d’Appello di Roma, cui pervengono tutte le richieste di intercettazione preventiva, da parte delle Agenzie, una volta istruite e approvate dalla Presidenza del Consiglio nelle finalità e nel rispetto degli obiettivi prefissati. È un organo monocratico al quale spettano, altresì, il vaglio preventivo, la supervisione e il controllo sulla distruzione dei contenuti intercettati entro breve tempo dalla conclusione dell’attività.
Chi è escluso dalle intercettazioni.
Un’altra garanzia è rappresentata dall’esclusione di attività di intercettazione su larga scala sul territorio nazionale. È bene sempre evidenziare, come le intercettazioni preventive dei Servizi, a livello nazionale, siano fondamentali per la prevenzione di azioni ostili, in primis terrorismo, spionaggio, traffico di esseri umani, minacce economico-finanziarie e mafiose, che possano portare danno all’intero Sistema Paese. Considerata l’ampia e insidiosa gamma delle minacce che possono essere rivolte alla nostra sicurezza nazionale, è giusto evidenziare che lo strumento di cui dispongono le Agenzie, sia sempre impostato e gestito in modo tale da essere equilibrato e proporzionato sotto il controllo delle autorità competenti.
L’identità di copertura.
Altra novità che riguarda il Comparto ai fini di prevenzione e sicurezza nazionale è la cosiddetta “identità di copertura”. È autorizzata dal direttore del Dis, previa comunicazione al Capo del Governo, su proposta dei direttori di Aise e Aisi, per l’uso degli addetti dei servizi, di documenti d’identificazione contenenti indicazioni di qualità personali diverse da quelle reali. Infine le attività simulate. La legge prevede l’esercizio di attività economiche simulate, sia nella forma di imprese individuali, sia nella forma di società, su autorizzazione del Dis, su proposta dei direttori delle Agenzie, sempre, previa informativa all’Autorità Politica.
Tutto il consuntivo delle attività è allegato al bilancio consuntivo dei fondi riservati. Sostanzialmente, è la norma più innovativa che l’ordinamento dei Servizi abbia previsto, poiché nuovo è il suo campo di applicazione: la ricerca informativa in campo economico-finanziario, voluta dal legislatore per la salvaguardia degli interessi economici del Paese, ormai divenuti stringenti. Infatti, la dimensione dell’indipendenza e sovranità economica degli Stati si è affermata come una delle colonne portanti dell’interesse nazionale, di cui rappresenta alimento e obiettivo.
Elevata la ricerca nel campo dell’intelligence in Italia.
I più recenti e importanti accadimenti geopolitici, caratterizzati dall’esplosione e dall’acuirsi di conflitti regionali a impatto globale (la già menzionata invasione russa dell’Ucraina), ma ancor prima la dura prova della pandemia all’economia globale, alle catene di approvvigionamento e fornitura, alla distribuzione delle materie prime, alimentari ed energetiche, hanno elevato la ricerca informativa in campo “ecofin” al rango di “prima inter pares”.
La ricerca di informazioni sulle capacità industriali, tecnologiche e finanziarie di uno Stato è sempre stata una variabile storica dello spionaggio e delle relative contromisure, ma il mondo post globalizzazione e velocemente digitalizzato, anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ha reso la competitività economica uno dei terreni del confronto-scontro tra Paesi e non soltanto antagonisti. Anzi, il campo “ecofin” è terreno di scontro del “tutti contro tutti”, dove l’era digitale ha reso questo confronto competitivo veloce e articolato, tanto da richiedere capacità di raccolta e analisi informativa di altissimo livello, nonché funzione infiltrativa e copertura idonee a stare sul mercato senza rapidi disvelamenti.
Per evitare la guerra il modo migliore è prepararsi a un’eventuale guerra.
In queste ultime settimane, riprendendo l’idea che circola da anni senza mai concretizzarsi, si sta dibattendo sia negli ambienti politici, ma anche negli apparati di sicurezza italiani, dell’urgenza di creare un Consiglio di sicurezza nazionale. Questo perché? Perché è necessario cambiare paradigma, passare dalla procedura al risultato. Il mondo corre alla velocità della luce, come anche le relative minacce asimmetriche, e l’Italia non si può più permettere che la risposta alle crisi sia all’insegna della frammentazione e dell’eccessiva prudenza.
Il Consiglio di sicurezza nazionale, con consigliere apposito e dedicato, serve per diverse ragioni. La prima è che, con l’invasione russa dell’Ucraina, la guerra convenzionale come anche la guerra ibrida, dopo decenni e decenni di pace, ha bussato prepotentemente in Europa; il presidente Trump ci ha svegliati dall’illusione che gli Stati Uniti potevano assicurarci sicurezza a costo contenuto. Per evitare la guerra, in questo contesto, il modo migliore è prepararsi a un’eventuale guerra.
La seconda riguarda la velocità della tecnologia; la natura della sicurezza è cambiata dalla combinazione che hanno innovazione, transizione energetica, digitale e ambientale. Decidere rapidamente, ma democraticamente, in questo scenario servono competenze interdisciplinari capaci di tradursi in scelte, altrettanto rapide, dei Decisori politici. La terza riguarda l’evolversi continuo del processo politico. Le attuali crisi internazionali obbligano governi e ministri a riunirsi con frequenza quasi giornaliera in modalità d’urgenza. I temi che ne scaturiscono finiscono sempre sul tavolo del/della Presidente del Consiglio, con dinamiche sempre più centralizzate.
Il Consiglio di Sicurezza nazionale.
Ecco perché servirebbe un Consiglio di Sicurezza nazionale, capace di raccordare e coordinare conoscenze e responsabilità, esprimendo una visione unitaria di minacce e interessi nazionali, rafforzando la proiezione a livello globale e puntando al futuro, senza doverlo subire, in un consesso stabile. Certo è che, prima di giungere a un Organo permanente di questo genere, è necessario dotarsi di una Strategia di sicurezza nazionale per definire interessi, priorità e linee d’intervento. Le strutture verticali a compartimenti stagni non bastano più per affrontare, in maniera efficace, sfide complesse e orizzontali; è necessaria una cultura organizzativa a rete, che integri gerarchie e filiere “top down” con sistemi di coordinamento e operatività orizzontali, all’insegna dell’interdisciplinarità, del multi-dominio e della selezione e formazione della classe dirigente all’uso appropriato di dati e intelligenza artificiale.
La decapitazione del regime autoritario tecnocratico iraniano.
I recentissimi avvenimenti in Medio Oriente, con l’operazione d’intelligence e militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro il regime autoritario tecnocratico iraniano, la conseguente decapitazione e neutralizzazione di importanti siti nucleari, centri di comando del potere repressivo e di figure di altissimo livello, in primis la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, e la reazione iraniana indiscriminata a livello regionale contro obiettivi sensibili diplomatico-militari-civili, sarebbero serviti per vedere nella prassi un ipotetico Consiglio di Sicurezza Nazionale, ormai divenuto indispensabile e stringente, capace di esprimere una visione monolitica di minacce reali e interessi nazionali in gioco.
Il fronte interno dell’intelligence in Italia.
Ad ogni modo, nel quadro vigente, sul fronte interno, il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi, il 2 marzo, ha presieduto al Viminale il Comitato Nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto Autorità nazionale di pubblica sicurezza, presenti il capo della Polizia di Stato, il comandante generale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, i vertici Intelligence di Dis, Aise e Aisi.
Al centro dell’incontro, l’aggiornamento delle misure di sicurezza sul territorio nazionale, con un’attenzione maggiore alle attività di prevenzione e controllo alla luce dell’attuale quadro internazionale. Sono stati identificati oltre 28mila obiettivi sensibili vigilati in Italia, molti di essi quelli riconducibili ai Paesi coinvolti nel conflitto. Per questo è stato disposto il rafforzamento immediato del dispositivo di prevenzione con l’implementazione delle riunioni del Casa (Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, presieduto dal Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione e include vertici forze di polizia e servizi d’informazione).
Infine, sul fronte parlamentare, vi è stata un’informativa, a commissioni riunite di esteri e difesa, del ministro degli esteri Tajani e di quello della difesa Crosetto, sugli eventi, sugli sviluppi e sulle misure necessarie da intraprendere, come l’invio di una fregata multiruolo della Marina, nel Mediterraneo orientale, a sostegno di Cipro, specializzata nell’intercettare offensive aeree e navali e l’innalzamento a livello massimo di difesa area sullo spazio aereo nazionale e sulla situazione dei cittadini italiani presenti in Medio Oriente e il conseguente rientro in sicurezza. Tutto questo in un’ottica di bilanciamento tra poteri, doveri, nel superiore interesse dello Stato e della sicurezza nazionale, nella denominata “Salus Rei Publicae”.

