Absolute Resolve, l’operazione che ha portato alla cattura del dittatore venezuelano

Attacco degli Stati Uniti, guerra Venezuela

L’arresto del dittatore venezuelano attraverso Absolute Resolve.

L’operazione di Law Enforcement che ha portato alla cattura del dittatore Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores sembrerebbe essersi svolta senza alcuna reazione da parte degli apparati di sicurezza e difesa venezuelani. Maduro non è riconosciuto dalla maggior parte degli Stati della comunità internazionale, comprese Onu e Unione Europea, come presidente legittimo del Venezuela.

Gli statunitensi avevano infiltrato l’apparato decisionale venezuelano.

Si ha notizia che le uniche azioni di fuoco si siano verificate contro le cosiddette “Guardie cubane”, addette alla sicurezza personale del dittatore, tutte neutralizzate. Velivoli del dispositivo di attacco statunitense, coordinati dal generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore Congiunto, hanno inoltre bombardato le installazioni di difesa della capitale.

La squadra sul campo integra le informazioni raccolte.

Gli apparati d’intelligence statunitensi, in particolare la Cia, avevano da tempo infiltrato l’apparato politico-militare decisionale venezuelano. In questo contesto, la Cia ha condotto una missione durata mesi, che è entrata in una fase decisiva nell’agosto 2025, quando la “Divisione Americhe e Antidroga”, sotto la supervisione del direttore delle Operazioni coperte e del direttore centrale, ha infiltrato a Caracas un team impegnato in attività di “Humint”. La squadra sul campo integra le informazioni raccolte con la sorveglianza effettuata dai droni, presumibilmente anche dai sofisticati Rq-170 Sentinel, noti come la “Bestia di Kandahar”, e dai velivoli speciali, tra cui un C-40, dotati di apparecchiature avanzate per il tracciamento di bersagli e movimenti.

I satelliti della National Security Agency.

Altre informazioni di intelligence sono arrivate dai satelliti della Nsa (National Security Agency), in grado di intercettare comunicazioni su scala globale, e da quelli della Nga (National Geospatial-Intelligence Agency). Si sospetta che la Cia collabori anche con l’ex capo dell’intelligence militare venezuelana, Hugo Armando Carvajal Barrios, che la Spagna ha estradato negli Stati Uniti, dove attende una sentenza per un’incriminazione legata al narcotraffico internazionale. In questo modo la Cia ha avuto il tempo di ricostruire abitudini, contatti, misure e protocolli di sicurezza, orari e rifugi. Determinante per definire il ciclo quotidiano di Maduro sarebbe stata la collaborazione di uno o più infiltrati, reclutati dalla Cia all’interno della nomenclatura del potere di Caracas.

L’operazione Absolute Resolve ha destituito il dittatore venezuelano.

Il “Cyber Command” ha svolto un ruolo di primo piano, propedeutico all’operazione, sabotando la rete con un attacco cyber e lasciando al buio molte zone della capitale. Quando, nelle primissime ore del 3 gennaio 2026 è arrivato l’ordine da parte del comandante in capo statunitense di procedere, l’operazione coperta “Absolute Resolve” ha avuto inizio. Dal Carrier Strike navale statunitense, presente al largo del Venezuela, è decollata una delle due unità che rappresentano la punta di diamante delle risorse strategiche e tattiche dell’apparato militare Usa, la “Delta Force”.

Le forze statunitensi hanno catturato Maduro.

Dopo aver raggiunto l’obiettivo operativo e individuato il target, le forze statunitensi, parrebbe con un team di 80 operatori, hanno catturato Maduro in meno di un minuto e lo hanno portato in un luogo sicuro entro 45 minuti. Successivamente lo hanno esfiltrato negli Stati Uniti, a New York, dove oggi le autorità lo detengono con l’accusa di “narcoterrorismo”. L’operazione è avvenuta tramite una nave della Marina Usa, sotto la custodia e la responsabilità della Dea (Drug Enforcement Administration), l’agenzia del Dipartimento di Giustizia Usa responsabile delle indagini sul narcotraffico nazionale e internazionale.

Una forza specializzata in antiterrorismo e in operazioni clandestine.

La “Delta Force”, soprannominata l’unità d’élite e al tempo stesso più segreta degli Stati Uniti, è conosciuta nel mondo delle ombre come “The Unit”. Ufficialmente, resta negata nel cuore della potenza strategica degli Usa. In ambito Nato è classificata come forza speciale “Tier One”, specializzata in antiterrorismo e in operazioni clandestine; ha la sua sede blindata a Fort Bragg, in Carolina del Nord. Nasce ufficialmente nel novembre 1977 per iniziativa del colonnello Charles Beckwith. La necessità era fondamentale: dotare gli Usa di un reparto capace di rispondere al terrorismo di quegli anni. La Delta Force affrontò il suo battesimo di fuoco con un fallimento, l’operazione “Eagle Claw” del 1980 a Teheran per liberare gli ostaggi. Da allora l’Unità non ha più sbagliato un colpo in tutto il mondo.

Una macchina da guerra fortissima.

La Delta Force è una macchina da guerra, formata da circa 2.000 uomini. La maggior parte svolge ruoli di supporto alle attività militari d’intelligence e alle comunicazioni. Il vero dispositivo operativo è composto da 300-400 operatori d’assalto. Tuttavia, essendo un’unità caratterizzata da un’assoluta segretezza, i suoi operatori agiscono in tutto il mondo in piccoli distaccamenti, spesso senza uniformi, per mimetizzarsi fra le popolazioni di territori complessi e ostili. Adottando l’ombra e la clandestinità ufficiale come dottrina operativa, la Delta Force ha spostato il baricentro della guerra e delle azioni complesse di Law Enforcement. In questo modo, ha portato gli Stati Uniti fuori dal campo politico tradizionale. L’uso della forza diventa così discreto, poco dibattuto, segreto e facile da attivare.

Fondamentale la Delta Force nell’operazione Absolute Resolve.

Non è solo uno strumento militare. È il sintomo di una potenza che privilegia l’azione mirata alla soluzione strettamente politica, alla neutralizzazione degli individui, dei “targets”, e alla trasformazione dei contesti attraverso la stabilizzazione. Qui sta l’ambiguità della Delta Force. È un esempio di eccellenza operativa fondata sulla clandestinità: vince battaglie invisibili, elimina terroristi, cattura dittatori, disarticola reti jihadiste. Ma questi obiettivi raggiunti possono davvero costruire pace e favorire transizioni democratiche, o servono solo da punto di partenza per azioni strutturate di intelligence, interventi diplomatici profondi e soluzioni politiche?

Informazioni su Angelo Azara 7 Articoli
Analista in geopolitica, intelligence, sicurezza nazionale e internazionale ed esperto in criminalità organizzata.