
Il parroco di Terralba don Andrea Martis spiega il presepe.
Una precisazione è arrivata dal parroco di San Pietro apostolo a Terralba, don Andrea Martis, che ha spiegato l’intento del presepe esposto in chiesa. Il sacerdote ha spiegato che l’allestimento non vuole evocare in alcun modo Gaza, ma rappresentare simbolicamente qualunque territorio segnato dalle conseguenze dei conflitti armati.
Le parole di don Andrea Martis.
“In realtà la nascita del Signore è sintesi di tutte le nascite, è sofferta come tutte. Noi abbiamo riempito la nascita di Gesù di poesia, l’abbiamo edulcorata, perché ne sentivamo il bisogno, ma la sua nascita è veramente tragica. Gli angeli cantano il Gloria in excelsis Deo in una scena di sofferenza, il Figlio di Dio non si incarna nella Gloria. Il Figlio di Dio viene a noi nella scomodità, ecco perché il Natale è scomodo. Lui è nato dov’è capitato, come succede un po’ oggi in diverse parti del mondo non civilizzato. Nasce povero, con Erode che lo vuole uccidere. Si fa addirittura profugo. Dio, il tre volte Santo, Creatore e Salvatore ha un Figlio: povero, debole e profugo. Oggi come allora. A Kiev, a Gaza, in mezzo a ogni guerra”, ha affermato don Martis.

