Il rapper sardo Pauz si racconta: “La musica è stata il mio scudo”

Pauz

L’intervista al rapper sardo Pauz.

Dal rap alle influenze più varie, Pauz ha costruito negli anni un percorso artistico in continua trasformazione, capace di unire generi diversi senza perdere una cifra personale. Il rapper sardo torna con il nuovo singolo “Marilyn”, un brano dedicato a Marilyn Monroe, immaginata mentre osserva il mondo dall’alto dopo una vita interrotta troppo presto. Attraverso la sua musica Pauz racconta anche il lato più umano degli artisti, spesso giudicati solo attraverso fama e successo, dimenticando difficoltà e ferite personali. Nel suo percorso ha contribuito nel supportare e far crescere diversi talenti, tra cui Alessia Elg, Alessio Alba, Hisfail, Solo T, Lobina, 2Elle ed Ennio. L’artista si racconta in un’intervista al Giornale di Oristano, tra passato, influenze e nuovi progetti.

Come nascono le sue canzoni?

“Nascono quasi tutte dalle esperienze che vivo, da un film, da qualcosa che mi emoziona o mi rende nervoso. A volte son talmente ispirato e preso dallo scrivere che non mangio nemmeno, o esco di casa talmente sono concentrato. Quest’ultimo anno, a lavoro, ho un collega con cui ho legato tantissimo (Andrea), è una delle poche persone sincere che ho incontrato nella vita e, purtroppo per lui, grazie a questo pregio è diventato il tester di tutti i pezzi nuovi. Se ho un dubbio su quella canzone e lui mi conferma la cosa, so che potrebbe piacere, o che potrebbe finire nella cartella Cestino”.

Cosa l’ha portato ad iniziare a fare musica? E come mai proprio il Rap?

“Credo che sia partito tutto dalla timidezza durante tutti gli anni della Scuola. Ero molto introverso e non amavo stare al centro dell’attenzione, e scrivere era l’unico modo per poter parlare di me agli altri. Il microfono molte volte è uno scudo, e negli anni è diventato il mio migliore amico”.

Come nascono i suoi progetti nelle scuole?

“Nel 2016 venni invitato in una Quarta Elementare, dove pochi mesi prima venne a mancare un bambino a causa di una brutta malattia. Questo bambino si chiamava Luca e, quando entrai in quella classe per la prima volta, vedere quel banco vuoto mi spezzò il cuore. Questo progetto ebbe così tanto eco mediatico che, da quel momento, venni chiamato da tantissime scuole. Tutte le volte torno a casa con il cuore pieno di emozioni e questa cosa non ha prezzo”.

Ci può raccontare del suo ultimo progetto “Parentesi”?

“È una canzone che scrissi il giorno dopo essermi lasciato dopo una grande delusione d’amore. La collaborazione con Dani Marceca è la cosa di cui vado più fiero. Quando ascoltò la demo del pezzo mi mandò una foto del suo braccio con la pelle d’oca. La stessa notte mi mandò il pezzo finito e io restai tutta la notte ad ascoltarla in loop senza dormire. Non tutto il male arriva per nuocere. L’ho capito da quel giorno”.

Ha collaborato due volte con Dani Marceca dei Pornoriviste, cosa si prova a collaborare con un mostro sacro del Punk Italiano?

“È un artista con tutte le lettere in maiuscolo. È un punto di riferimento, una persona che tutt’ora quando lo guardo esibirsi penso “che mito”. Ha un curriculum così grande che la prima volta che volevo cercarlo mi sentivo a disagio. Pensa che lui e il suo gruppo sono nel mio stereo fin dai primi anni del 2000, e lo sono tutt’ora. Le loro canzoni mi hanno accompagnato per tutta la mia adolescenza, le cantavo a squarciagola durante gli anni delle Superiori. È per questo che ti dico che la vita è imprevedibile e stupenda”.

Da svariati anni canta sui palchi assieme ad Irene Sotgiu, come vi siete conosciuti e che rapporto avete?

“La conobbi ad un concorso musicale dove lei partecipava, e dove io ero ospite. Era il 2015 se non sbaglio. Quando cantò lei mi vennero i brividi, la cercai poco dopo su Facebook per chiederle se le avesse fatto piacere collaborare assieme, e da quel momento è iniziato tutto. Per me lei ha una delle voci più belle che abbia mai sentito, conosce tutti i miei casini, e molte volte è stato il mio angioletto sulla spalla. È una persona d’oro”.

Ha appena vinto il primo premio al Safety & Environment Day 2026, ce ne vuole parlare?

“Sono onorato di aver ricevuto quel premio, ma soprattutto sono felice di averlo vinto grazie alla musica in un contesto dove la musica non c’è mai stata, con un argomento che in questo periodo storico è al primo posto, ovvero la sicurezza sul lavoro”.

Ce la racconta?

“Parla di un operaio che esce di casa alle 7 del mattino per portare lo stipendio a casa, ma sa che quello che conta davvero lo ha lasciato in quelle quattro mura, ed è la propria famiglia. Devo ringraziare Luca Bracco e Marco Lombardi per avermelo proposto e avermi dato carta bianca su tutto, e tutti i miei colleghi e ditte terze di Pegli per avermi supportato e partecipato alle riprese del Videoclip. Volevo che tutti facessimo squadra, e che ognuno si sentisse parte di una grande Famiglia. Gli attori del video sono anche i membri della famiglia del mio collega Andrea, ovvero Tommy e Claudia. Ci tenevo a salutare anche tutti i miei ex colleghi di Porto Torres con cui ho lavorato per 12 anni, perché è grazie a loro che ho imparato i valori di umiltà e sacrificio in quegli anni”.

Questo è il terzo anno che abita lontano dalla Sardegna, come si trova lontano da casa?

“I primi mesi sono stati di rodaggio, il silenzio attorno a me era assordante e, per la prima volta, andare a lavoro era meglio di stare a casa, perché avevo qualcuno con cui parlare e passare del tempo assieme. Una settimana dal mio arrivo ero già su uno dei palchi più importanti di Genova, ma quello è un altro discorso. Caratterialmente ho il pregio di ambientarmi subito, e mi ci è voluto davvero poco per conoscere nuove persone, amicizie, poi ovviamente la musica ha fatto il resto. Sarò sempre riconoscente alla musica, perché come vedi è sempre stata il mio filo conduttore a tutto. Ora considero Zena come una seconda casa, e so che quando andrò via ci lascerò un pezzo di cuore, perché ho un mare di persone a cui voglio bene e che mi hanno sempre aiutato a farmi sentire come a casa”.

Nelle sue canzoni parla spesso d’amore, cosa è per lei l’amore?

“L’amore è il tuo cane che scodinzola quando ti vede tornare a casa. È un amico che ti abbraccia in lacrime durante un concerto mentre fanno la vostra canzone preferita. È il sorriso della persona che ami, e per cui daresti la vita. L’amore è dire grazie a chi ti fa star bene. L’amore è mio padre, mia madre e mia sorella”.

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Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.