
Il Vangelo del Corpus Domini 2026.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58
Domenica 7 giugno 2026
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
La meditazione.
Celebrando la solennità del Corpus Domini, cosa possiamo dire, quali parole possiamo sentire che possano commentare o spiegare questo mistero di amore che il Signore Gesù si è inventato per amore nostro?
In questo mistero possiamo vedere quello che è sempre stato lo stile di Gesù, ciò che ha fatto a Betlemme, a Nazareth e lungo tutto il suo cammino storico e cioè “ha nascosto le realtà più grandi sotto le apparenze più umili” (Paolo VI, 5 giugno 1969). Il creatore dei secoli si è nascosto in una grotta nella più piccola delle cittadine della Terra Santa, in una mangiatoia, per farsi cullare. A Nazareth, per trent’anni, nascosto nella semplicità e nell’umiltà della Sacra Famiglia, lavorando con san Giuseppe, imparando dai genitori, dai nonni, dagli amici… un Dio nascosto.
Infine, sul Calvario mostra tutto il suo amore per il mondo, creato “per mezzo di lui”, e mostra la vera gloria e la vera onnipotenza, che non consiste nell’imporsi, nel costringere, nel trattenere, nel cercare il proprio tornaconto, ma nel servire, nel darsi totalmente nella verità e nell’amore. Ed è proprio nel Calvario che noi ci troviamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, dove quel “offerto in sacrificio per voi” si rende realtà.
Ma a che ci serve questo sacrificio? Nessuno gli ha chiesto tutto questo! Nella logica dell’utile, nella logica del “a cosa mi può servire”, tutto questo non ci serve a niente. Ma non è questa la logica dell’amore, né tra me e Dio né tra noi stessi: che così fosse non sarebbe amore ma opportunismo.
Nella logica dell’amore, se di logica si può parlare, tutto questo è per la Comunione. Semplicemente vuole stare con noi e sa che la nostra felicità più profonda consiste nello stare con Lui. Diceva san Carlo Acutis che stare davanti all’Eucaristia, davanti al Signore, è come stare davanti al sole che emana il suo calore, scalda e dà vita. Allora, se il nostro maestro si è nascosto nell’umiltà di un pezzo di pane, anche noi nascondiamo le parole, mettiamoci davanti a lui e, nel silenzio, contemplandolo sulla croce, contemplando il suo amore, lasciamo che scaldi i nostri cuori per poter, a nostra volta, scaldare quelli degli altri.

