Vangelo di domenica 14 giugno, lettura e commento di don Alejandro

Don Alejandro Garcia Quintero

Il Vangelo di domenica 14 giugno 2026.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,36 – 10,8
Domenica 14 giugno 2026

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

La meditazione.

Ogni volta che noi celebriamo la Messa, subito dopo la consacrazione il sacerdote dice “ti rendiamo grazie perché ci hai resi degni di stare alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale”. Si potrebbe pensare che in quel momento il prete stia parlando di sé, che è stato ammesso a compiere il servizio sacerdotale.

Allo stesso modo, quando leggiamo questo Vangelo in cui Gesù dice “la messe è molta ma gli operai sono pochi”, si pensa subito al fatto che ci sono pochi preti, perciò bisogna pregare. Questo è certamente necessario e importante perché è attraverso il sacerdozio ministeriale (i preti) che si rende presente il Signore nei sacramenti, tuttavia, in questo contesto Gesù non sta parlando di preti, così come nella preghiera dopo la consacrazione di cui parlavo poco fa non si parla solo di preti.

Nella prima lettura abbiamo sentito parlare Dio che dice al suo popolo, appena uscito dall’Egitto e dalla sua schiavitù, “voi sarete per me un regno di sacerdoti, una nazione santa”.

Voi siete tutti sacerdoti: essere sacerdote significa poter entrare in relazione con Dio, parlare con lui, rendere sacro tutto ciò che si vive, sacer-dote, sacrum facere. “Regno di sacerdoti”, cioè regno di persone che possono, mediante Gesù, conoscere Dio, ecco cosa vuol dire ciò che dice san Paolo nella seconda lettura quando dice che noi “ci gloriamo in Dio per mezzo di Gesù”, cioè lo conosciamo grazie a Gesù, a ciò che lui ci ha detto e fatto perché noi dicessimo e facessimo la stessa cosa.

Il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio battesimale.

Il presbitero, il prete, la guida della comunità è al servizio dei sacerdoti, tant’è che si parla di un sacerdozio ministeriale, quello del prete, che è il ministro, il servo, e un sacerdozio battesimale, cioè comune a tutti noi in quanto battezzati. Questo non sminuisce certo il prete come figura, anzi, lo rende ancora più importante all’interno della comunità perché è quello che serve, è l’immagine plastica di Gesù stesso che è venuto per servire, che non vuol dire che fa tutto quello che vogliono gli altri, ma che rimanda all’essenziale, l’incontro con Dio Padre, l’incontro con lui attraverso Gesù.

Preghiamo perché il Signore ci doni nuovi presbiteri che con la loro sola vita e presenza ci ricordino questo, e preghiamo il Signore che ci ricordi che siamo battezzati, sacerdoti, che cioè condividono con lui (o dovrebbero) gli stessi desideri, gli stessi sentimenti, la stessa compassione di cui ci parla il Vangelo quando presenta Gesù che guarda con compassione le folle. Abbiamo un unico messaggio da consegnare “non sei solo, Dio ti è vicino, lo sono io per fartelo vedere, per portare con te ogni peso”, come? Gratuitamente, senza sperare nulla in cambio.

Informazioni su Alejandro Garcia Quintero 59 Articoli
Mi chiamo don Alejandro Garcia Quintero e sono sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di Oristano. Vivo la mia vocazione servendo le comunità come parroco di San Costantino Magno a Siamaggiore, di Maria Vergine Assunta a Massama e di San Giacomo Apostolo a Nuraxinieddu, e come rettore di Santa Maria in Pardu Nou. Ogni giorno accompagno i fedeli nella preghiera, nella fede e nella vita comunitaria, cercando di portare conforto e guida spirituale. La mia missione è essere presente nelle gioie e nelle difficoltà della gente, testimoniando con la vita l’amore di Dio. Vivere questa responsabilità mi riempie di gratitudine e di dedizione totale al Signore e alla sua Chiesa.