Don Andrea Scanu ordinato sacerdote, festa nella diocesi di Ales

L'arcivescovo metropolita di Oristano Roberto Carboi nella cattedrale di Ales insieme a don Andrea Scanu
Foto: Fernanda Pinna

L’ordinazione sacerdotale di don Andrea Scanu ad Ales.

La cattedrale di Ales ha ospitato ieri, 5 gennaio, l’ordinazione sacerdotale di don Andrea Scanu, 29 anni, originario di Guspini, in una celebrazione segnata da grande emozione. La funzione, iniziata poco dopo le 17, è stata presieduta dall’arcivescovo metropolita monsignor Roberto Carboni, alla presenza del clero. Oggi, martedì 6 gennaio, don Andrea celebrerà la sua prima Messa nella parrocchia di San Nicolò vescovo a Guspini.

Le parole dell’arcivescovo monsignor Roberto Carboni.

Durante l’omelia, monsignor Carboni ha sottolineato l’essenza del ruolo del presbitero: “Fra i compiti principali del presbitero vi è quello della predicazione del Vangelo e l’insegnamento della fede cattolica. Andrea lo sa bene: non deve diffondere le proprie intuizioni, i propri progetti, le proprie idee o i gusti personali, nel modo di proporre il Vangelo. Noi prestiamo la voce prestata alla Parola che è Gesù Cristo. E siamo guidati nel cammino della Chiesa e dall’insegnamento del Magistero”.

Il significato della promessa di obbedienza.

L’arcivescovo ha poi evidenziato il significato della promessa di obbedienza contenuta nel rito: “C’è nel rito la promessa di obbedienza e rispetto all’Ordinario. Si parla di filiale, rispetto e obbedienza. Mi piace questa parola ‘filiale’. Essa indica la relazione che ci deve essere tra presbitero e vescovo: non una relazione di potere o di sudditanza, quanto una relazione improntata all’affetto reciproco, alla considerazione, all’apertura, all’accoglienza, all’ascolto. Ma niente romanticismo! Si parla anche di obbedienza, nel senso che il presbitero si mette in ascolto (questo significa obbedienza, ob-audire; ascoltare con attenzione) un ascolto attento della realtà ecclesiale, delle necessità delle comunità, delle proposte per un cammino fraterno. Questo vuol dire obbedienza: prestare orecchio alla realtà personale ed ecclesiale. La promessa di obbedienza poi si svilupperà negli anni e nei vari compiti a cui il presbitero sarà chiamato”.

La grande emozione di don Andrea Scanu.

“La gioia di questo che sembra il raggiungimento di un traguardo è soltanto il vero inizio di una missione che non è mia, ma è di tutta la Chiesa. Noi siamo solo semplici strumenti: non voglio accentrare attorno a me nessun potere, nessuna facoltà, né riservarmi uno scranno. Voglio solo servire il popolo di Dio. Noi siamo semplicemente ministri, non come coloro che governano, ma come coloro che aiutano, che guidano, che sostengono, che ascoltano, che consigliano, che perdonano, che cercano di portare il conforto del Signore e la sua misericordia a tutti coloro che non l’hanno mai incontrata. Questa credo sia la missione del sacerdote di oggi: non governare per comandare, ma portare la presenza del Signore a tutti”, ha rimarcato il sacerdote.

La riflessione sulla fragilità dell’essere umano.

Il nuovo sacerdote ha concluso riflettendo sul valore della propria fragilità come strumento di servizio: “Ecco perché noi siamo semplicemente dei mezzi, delle piccole mani in più per il Signore nostro. Non siamo altro (non dovremmo e non vorrei mai essere altro) che piccoli servitori di Cristo Signore che cercano di aiutarlo, servirlo, con la piccolezza che lui stesso ha scelto. Non ha scelto persone perfette, ma ha scelto testimoni semplici e fragili che per mezzo di Lui diventano adatte all’evangelizzazione. Lungi da me diventare prefetto perché la mia perfezione diventerebbe l’eterna distanza dal mio prossimo. Invece la mia piccolezza, la mia fragilità, diventano proprio strumento che il Signore utilizza per andare incontro alle persone. Questo è un po’ la sintesi di questo tempo, di questo percorso, di questo che sembra un compimento ma è semplicemente un vero nuovo inizio nel ministero del sacerdozio”.

Informazioni su Pietro Serra 1461 Articoli
Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.