L’anniversario della fondazione della Guardia di Finanza.
Nel 252° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, il Paese celebra non soltanto una gloriosa istituzione militare, ma una delle colonne portanti della sicurezza nazionale italiana.
Una moderna forza di polizia economico-finanziaria.
Quando nel 1774 Vittorio Amedeo III istituì la “Legione del Corpo delle Truppe Leggere”, l’obiettivo era semplice: far quadrare i conti del Regno, tutelando le entrate e le frontiere dello Stato. Contrabbando di sale, dazi evasi, mercanti furbi. In sostanza, una polizia fiscale con lo “sciabolone”. Nel 1862, poco dopo l’Unità d’Italia, venne creato il Corpo della Regia Guardia di Finanza, con sede a Torino, al tempo capitale del Regno. La nuova istituzione unificò e coordinò le diverse forze doganali preesistenti nei vari Stati preunitari.
Tuttavia, la Guardia di Finanza, ha saputo trasformarsi nel corso dei secoli in una moderna forza di polizia economico-finanziaria, capace di interpretare e fronteggiare le minacce più sofisticate dell’epoca contemporanea. Se nel Novecento il finanziere era prevalentemente associato alla lotta all’evasione fiscale, al contrabbando e alla tutela della Patria, come avvenuto nei due conflitti mondiali, nel XXI secolo le Fiamme Gialle sono diventate un presidio avanzato della sicurezza economica della Repubblica.
Il ruolo della Guardia di Finanza è sempre più strategico.
Oggi la ricchezza criminale si muove alla velocità dei mercati finanziari globali, attraversa paradisi fiscali, sfrutta criptovalute, artifizi come le società “schermo”, per eludere la normativa degli Stati Membri e reti transnazionali per gestire traffici illeciti su scala globale, riciclare denaro e infiltrarsi nei circuiti economici legali. Per questo motivo il ruolo della Guardia di Finanza è sempre più strategico e sempre meno limitato alla mera dimensione tributaria.
Infatti la cosiddetta polizia valutaria è il fronte invisibile della sicurezza nazionale. È una funzione non molto conosciuta ma tra le più incisive che ha il Corpo. In un mondo caratterizzato da flussi finanziari globalizzati, il controllo della circolazione dei capitali, sia leciti che illeciti, rappresenta una delle principali linee di difesa dello Stato. L’attività valutaria non si limita all’accertamento delle violazioni monetarie, disciplinate dal codice penale e da leggi speciali, ma si estende al contrasto del riciclaggio, dell’autoriciclaggio, del finanziamento del terrorismo e delle operazioni sospette, disciplina contenuta nel cosiddetto “Decreto Antiriciclaggio”. Questo scenario può compromettere la stabilità economica e la sicurezza del Paese.
La minaccia sistemica e globale della finanza criminale.
La finanza criminale è infatti divenuta una minaccia sistemica e globale alla sicurezza degli Stati. Le organizzazioni mafiose come l’ndrangheta, la camorra e cosa nostra siciliana, i network terroristici di varia natura attraverso l’utilizzo del sistema informale “Hawala”, l’utilizzo di enti non profit, il “crowdfunfing” e criptovalute, le reti internazionali del narcotraffico dei cartelli sudamericani, delle ‘ndrine calabresi e dei cartelli asiatici e slavi sono qualche esempio. Persino soggetti ostili agli interessi nazionali, come alcuni governi stranieri, minacce cyber e investitori con fini predatori finalizzati ad acquisire tecnologie critiche e aziende di rilevanza strategica, cercano di infiltrarsi nei circuiti economici legali attraverso sofisticati meccanismi finanziari, come le strutture societarie a “scatole cinesi”, la sovra fatturazione e sotto fatturazione, le operazioni fantasma e l’acquisto di assets digitali sono degli altri esempi.
Intercettare questi flussi significa difendere non soltanto il bilancio dello Stato, ma la sovranità economica della Nazione e del Sistema Paese.
L’intelligence economico-finanziaria della Guardia di Finanza.
In questo contesto la Guardia di Finanza opera come autentico “sensore finanziario” della Repubblica, sviluppando capacità investigative che integrano competenze economiche, giuridiche, informatiche e di intelligence. La sicurezza moderna non si fonda esclusivamente sulla capacità repressiva. Si fonda soprattutto sulla conoscenza. Proprio in questo frangente che emerge l’intelligence economico-finanziaria della Guardia di Finanza, divenendo protagonista. Conoscere per prevenire è un motto innovativo e attuale. Attraverso l’analisi dei flussi finanziari, delle movimentazioni societarie, delle operazioni commerciali e delle reti economiche, il Corpo è in grado di individuare fenomeni criminali prima ancora che producano effetti devastanti sul sistema economico nazionale. L’intelligence finanziaria rappresenta oggi uno strumento operativo essenziale per comprendere le trasformazioni delle mafie, individuare i tentativi di infiltrazione nei settori strategici dell’economia, monitorare gli investimenti sospetti e proteggere le infrastrutture economiche strategiche nazionali.
L’informazione finanziaria assume un valore paragonabile a quello dell’intelligence tradizionale.
In un’epoca in cui la competizione tra Stati e la competitività degli Stati si giocano sempre più sul terreno economico e geoeconomico, l’informazione finanziaria assume un valore strategico paragonabile a quello dell’intelligence tradizionale. La tutela delle filiere produttive, a protezione del Made in Italy, la protezione degli assets strategici, il contrasto alle acquisizioni societarie opache passa dai controlli antitrust, dai sistemi integrati antiriciclaggio e dal monitoraggio alle infiltrazioni economiche ostili con sistemi complessi di penetrazione informativa aziendale e finanziaria. Questi aspetti sono oggi centrali della sicurezza nazionale. La Guardia di Finanza si colloca dunque nell’intermezzo tra legalità economica, sicurezza interna e interesse strategico dello Stato, svolgendo un ruolo che va ben oltre quello di una tradizionale forza di polizia.
Le mafie contemporanee non sono soltanto organizzazioni criminali.
Colpire le mafie nel patrimonio è la mission quotidiana più efficace che la contraddistingue, ormai da oltre cinquant’anni. Le mafie contemporanee non sono soltanto organizzazioni criminali. Sono grandi holding economico-finanziarie. Per questa ragione la G di F ha progressivamente affinato una strategia di aggressione ai patrimoni illeciti, fondata su un modello unico al mondo, introdotto dalla legge Rognoni- La Torre, ora confluita nel Codice Antimafia del 2011. La finalità non è soltanto arrestare i responsabili, ma privarli delle risorse economiche che consentono loro di esercitare il potere sul territorio e infiltrarsi nell’economia legale. Gli strumenti principali sono le misure di prevenzione patrimoniali e la cosiddetta confisca allargata, in cui il condannato non può giustificare la provenienza dei capitali.
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Dai circuiti di riciclaggio una delle direttrici fondamentali della lotta alle mafie.
Operativamente l’azione del Corpo si concentra sull’individuazione dei patrimoni occultati, attraverso conti esteri, trust fittizi, società di comodo, le quali non svolgono un’attività economica reale, “teste di legno” e reti finanziarie utilizzate per reinvestire capitali provenienti da traffico di stupefacenti, estorsioni, corruzione e altri reati economico-finanziari. Secondo i dati più recenti, nel solo 2025 le Fiamme Gialle hanno sviluppato oltre 1300 indagini contro la criminalità organizzata, coinvolgendo migliaia di soggetti e proponendo sequestri patrimoniali per oltre 3 miliardi di euro e disponibilità liquide per circa 1 miliardo e 600 milioni di euro. La strategia dell’aggressione patrimoniale costituisce oggi uno degli strumenti più efficaci contro le organizzazioni mafiose, poiché colpisce direttamente la loro capacità di investimento, di corruzione e di controllo penetrante del territorio.
La stessa Guardia di Finanza individua nella scoperta dei circuiti di riciclaggio e nel contrasto al reinvestimento dei capitali criminali una delle direttrici fondamentali della lotta alle mafie.
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La sfida dei fondi del Pnrr.
Il post pandemia ci ha consegnato la sfida dei fondi del Pnrr. Il Piano di Ripresa è tra le missioni più delicate affidate negli ultimi anni al Corpo. Proteggere il futuro dell’Italia passa anche dalla tutela delle risorse impiegate del piano di ripresa e resilienza. Mai, nella storia repubblicana, l’Italia ha avuto a disposizione una massa finanziaria di investimenti pubblici comparabile a quella prevista dal Pnrr. Proprio per questo motivo tali risorse rappresentano un obiettivo privilegiato per frodi, corruzione e infiltrazioni da parte della criminalità mafiosa.
A tal fine, il Corpo, svolge un ruolo centrale nel sistema di prevenzione e controllo, operando in stretta collaborazione con la Ragioneria Generale dello Stato, i referenti antifrode, le amministrazioni locali titolari degli interventi, stipulando protocolli d’intesa con le stazioni appaltanti per lo scambio preventivo di informazioni sui beneficiari dei fondi e le istituzioni europee. È chiamato non soltanto a reprimere eventuali illeciti, ma anche a svolgere un’attività preventiva attraverso la cosiddetta analisi di rischio predittiva utilizzando il sistema informativo europeo “Arachne” e il monitoraggio delle operazioni sospette.
Difendere il Pnrr significa quindi proteggere il futuro del Paese. Ogni euro sottratto agli investimenti pubblici rappresenta una scuola non costruita, una infrastruttura incompleta, una transizione digitale rallentata, una occasione di crescita strutturale perduta. Per questo la vigilanza delle Fiamme Gialle sulle risorse europee assume un valore che travalica il mero controllo contabile divenendo bensì una funzione di garanzia democratica e di tutela dell’interesse collettivo.
Un’istituzione che ha saputo adattarsi alle trasformazioni della società.
A tutti gli effetti un Corpo, una forza di polizia economico-finanziaria, proiettata nel futuro. Nel celebrare il 252° anniversario della Guardia di Finanza, emerge potentemente con chiarezza come il Corpo abbia saputo evolversi insieme al Paese. Dalla difesa dei confini alla tutela dei mercati; dalla repressione del contrabbando alla lotta contro il riciclaggio internazionale; dall’accertamento tributario all’intelligence economico-finanziaria; dal contrasto alle mafie alla protezione delle risorse del Pnrr: la storia della Guardia di Finanza è la storia di un’istituzione che ha saputo adattarsi alle trasformazioni della società e dell’economia senza mai perdere la propria missione fondamentale.
Oggi più che mai, in un contesto globale caratterizzato da instabilità geopolitica, geoeconomica, guerre economiche, criminalità transnazionale e minacce ibride, le Fiamme Gialle rappresentano un presidio avanzato della sicurezza nazionale. Non soltanto custodi della legalità fiscale, ma garanti della trasparenza dei mercati, della corretta gestione delle risorse pubbliche e della difesa degli interessi economici strategici della Repubblica e dell’intera Unione europea. A 252 anni dalla sua fondazione, continua dunque ad essere ciò che la storia le ha chiesto di diventare: una forza moderna, competente e indispensabile al servizio dell’Italia e dell’Europa.
