
Il Vangelo di domenica 31 maggio 2026.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,27-33
Domenica 31 maggio 2026
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
La meditazione.
La solennità della Santissima Trinità ci mette davanti a uno dei misteri più grandi di tutta la nostra fede, tanto grande quanto meraviglioso e incomprensibile. Tanto difficile e tanto semplice allo stesso tempo.
Davanti a una solennità del genere ci si potrebbe aspettare dalla liturgia della Parola letture lunghe e magari difficili. Su questo mistero di amore e comunione tra Padre e Figlio e Spirito Santo sono stati scritti centinaia e centinaia di trattati teologici, di studi e meditazioni; eppure, proprio oggi le letture che la Liturgia ci propone sono brevi e ci parlano di cose di tutti i giorni. Ci parlano di amore e fedeltà (I lettura), gioia e pace (II lettura) e infine, come culmine, il vangelo ci parla di vita eterna.
Forse, per balbettare qualcosa di sensato sulla solennità di oggi, possiamo fermarci semplicemente a contemplare queste parole, vedere dove, nella nostra vita, sono presenti e riconoscere che, laddove ci sono quell’amore, quella gioia, quella fedeltà, quella pace… lì è presente il nostro Dio che ci ha donato una vita eterna dove tutti questi suoi attributi saranno per sempre e ne godremo in un modo che possiamo solo, appunto, spiegare balbettando.
Questo è infatti il nostro Dio: è amore e fedeltà, amore totale e gratuito per ciascuno, infinito. Saperci così amati, con un amore non a forma di cuoricino ma a forma di croce, è la nostra unica speranza e consolazione, la ragione del nostro non lasciarci andare o scoraggiarci davanti alla morte, al dolore e alla sofferenza che tanto spesso ci circonda. Saperci amati così, qualunque sia la nostra situazione personale, e saperci “progettati” per amare produce gioia e pace, che è ciò che in fondo ciascuno desidera per sé e per i propri cari: essere felici e in pace con Dio e con il prossimo.
Laddove non ci sono queste tre cose, amore, gioia e pace, lì il volto della Ss. Trinità è oscurato e può esserlo dalle nostre tristezze senza speranza e fiducia in lui, dal nostro non riconoscerlo presente in mezzo a noi, dal nostro ego o dagli interessi personali che si dimenticano del Vangelo e dell’unica legge che ci ha comandato, quella dell’amore; è infine sfigurato e oscurato dal peccato.
Chiediamo al Signore che ci aiuti a non oscurare il suo volto presente in noi e nel mondo intorno a noi, che ci aiuti a coltivare amore, gioia e pace. Non avremo capito il mistero della Ss. Trinità, ciò che unisce tre persone uguali e distinte allo stesso tempo, ma ne avremo sentito gli effetti.

