
Registrata una forte scossa di terremoto in Calabria.
È stata registrata poco dopo la mezzanotte, alle 00:12, una scossa di terremoto di magnitudo 6.2 sulla scala Richter rilevata dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel mare di Calabria. Il sisma ha avuto come epicentro la Costa Calabra nord occidentale, a circa 41 chilometri da Cosenza, mentre l’ipocentro è stato individuato a una profondità di 250 chilometri.
Il terremoto in Calabria è stato avvertito in diverse regioni d’Italia.
Il movimento tellurico è stato percepito in modo chiaro in diverse aree della penisola, interessando un’ampia fascia che dalla Calabria ha raggiunto anche Campania, Puglia e Sicilia. Nei territori più vicini al punto di origine, oltre al capoluogo bruzio, figurano Lamezia Terme, distante 48 chilometri, e Catanzaro, a 72 chilometri. Nonostante l’estensione dell’area in cui la scossa è stata avvertita, non risultano segnalazioni di danni né a persone né a strutture.
Pochi mesi fa un’altra forte scossa di terremoto nel sud Italia.
Un episodio simile si era registrato lo scorso 10 marzo alle 00:03 nel Golfo di Napoli, tra Capri e Anacapri. Il sisma aveva raggiunto magnitudo 5,9 sulla scala Richter con ipocentro a 410 chilometri di profondità. I centri abitati più vicini all’epicentro erano Anacapri, a 10 chilometri, e Capri, a 12 chilometri. Non si erano registrati danni a persone o cose. Anche in quell’occasione le verifiche dei vigili del fuoco e della Protezione Civile non avevano evidenziato conseguenze sul territorio interessato. Il fenomeno era stato comunque monitorato costantemente dalla rete sismica nazionale dell’Ingv.
Come comportarsi in caso di terremoto.
“Durante un terremoto il comportamento corretto può fare la differenza – afferma Francesco Verdicchio, presidente di Emergenza Sismica Italia -. È essenziale mantenere la calma e trovare immediatamente riparo sotto un tavolo solido o vicino a muri portanti, proteggendo testa e collo. Bisogna evitare finestre, mobili instabili e oggetti che possono cadere. Non si devono usare ascensori e, se ci si trova all’esterno, è necessario allontanarsi da edifici, alberi e linee elettriche. Alla fine della scossa è importante uscire con prudenza, senza correre, e raggiungere aree aperte. Infine, è fondamentale seguire sempre le indicazioni delle autorità e non rientrare negli edifici danneggiati fino a verifica di sicurezza”.
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La Protezione Civile Nazionale ha attivato l’Unità di Crisi.
Proseguono le attività di monitoraggio del Dipartimento della Protezione Civile impegnato nel coordinamento dopo il sisma in mare al largo della Calabria. La Sala Situazione Italia mantiene il collegamento costante con le strutture territoriali per raccogliere informazioni e verificare eventuali effetti sul territorio. La scossa è stata percepita in diverse aree del Sud Italia e sono in corso ulteriori accertamenti tecnici. Il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano ha disposto la convocazione d’urgenza dell’Unità di Crisi a Roma per seguire l’evoluzione del fenomeno.
La Calabria è da sempre una regione a rischio terremoto.
La Calabria è una delle regioni italiane a più elevata sismicità e nel corso dei secoli è stata colpita da numerosi terremoti di forte intensità che hanno segnato profondamente il territorio e le comunità locali. Tra gli eventi più rilevanti si ricordano le sequenze sismiche del 1783 che devastarono ampie aree della regione causando gravi danni e modifiche dell’assetto urbano e sociale. Nel 1905 un altro forte sisma interessò la costa tirrenica calabrese provocando distruzioni diffuse e numerose vittime. Nel 1908 il terremoto di Messina e Reggio Calabria rappresentò uno degli eventi più catastrofici della storia italiana coinvolgendo anche la Calabria con effetti devastanti. Anche in epoche più recenti la regione ha continuato a registrare scosse significative che hanno mantenuto alta l’attenzione sul rischio sismico e sulla prevenzione.
Ecco perché non può generarsi un maremoto.
Un terremoto di magnitudo 6,2 con ipocentro a circa 250 chilometri di profondità non può generare un maremoto perché le condizioni fisiche necessarie alla formazione di uno tsunami non sono presenti. I maremoti si originano quando un forte sisma superficiale provoca uno spostamento verticale del fondale marino, in grado di sollevare o abbassare rapidamente la colonna d’acqua sovrastante. A profondità così elevate, invece, l’energia del terremoto si disperde prima di raggiungere la superficie e le onde sismiche arrivano attenuate, senza deformazioni efficaci del fondo oceanico. Inoltre, eventi intermedi o profondi non producono in genere fratture dirette sul fondale. Per questo motivo, anche con una magnitudo elevata, un sisma localizzato a 250 chilometri non riesce a trasferire abbastanza energia al mare da innescare il meccanismo tipico del maremoto, che richiede invece rotture superficiali e spostamenti rapidi del suolo marino.
Prosegue il lavoro dei sismologi dell’Ingv.
Le analisi dei sismologi indicano che i terremoti profondi nel Tirreno meridionale mostrano dinamiche diverse rispetto a quelli superficiali dell’Appennino. Sebbene una scossa di magnitudo 6.2 possa essere generalmente seguita da una sequenza di assestamenti significativa, i sismi con ipocentro a circa 250 chilometri di profondità tendono a generare repliche limitate o di bassa intensità, oppure nessuna sequenza percepibile dalla popolazione. Il comportamento di questi eventi è legato alla profondità del punto di origine, che influisce sulla propagazione delle onde sismiche. Per questo motivo il fenomeno viene monitorato nelle ore successive dagli specialisti dell’Ingv, che seguono l’evoluzione dell’attività sismica nell’area del Tirreno meridionale. Le valutazioni operative dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia restano focalizzate sulla raccolta dei dati e sull’eventuale individuazione di variazioni nei segnali sismici registrati nell’area interessata.
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Registrate due scosse anche in Emilia Romagna.
Ieri, lunedì 1 giugno, nel territorio di Meldola, in provincia di Forlì-Cesena, sono stati registrati due eventi sismici di magnitudo 3,2 sulla scala Richter, con ipocentri a 22 chilometri e a 8 chilometri di profondità. Le rilevazioni sono state confermate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha localizzato i fenomeni con precisione strumentale. L’ultimo evento superiore a magnitudo 3 sulla scala Richter era stato segnalato il 30 maggio a Librizzi, in provincia di Messina, con magnitudo 3,1 e ipocentro a 8 chilometri. Secondo quanto riportato dall’Ingv, gli eventi sono stati rilevati attraverso reti sismiche nazionali che monitorano costantemente l’attività del sottosuolo nelle diverse aree d’Italia.

