Mirco Fiori trovato morto in carcere, il 45enne era originario di Bosa

Carcere Uta

Trovato morto in carcere Mirco Fiori.

Un 45enne di Bosa, Mirco Fiori, è deceduto durante la notte tra giovedì 28 e venerdì 29 maggio all’interno della casa di reclusione di Uta, in circostanze che al momento non risultano chiarite. La vicenda presenta alcuni elementi ritenuti meritevoli di approfondimento, tanto che la procura di Cagliari ha disposto l’esecuzione dell’autopsia sul corpo dell’uomo per accertare con precisione le cause del decesso.

L’uomo aveva diversi precedenti penali e condanne definitive.

Fiori era un detenuto con diversi precedenti penali e con condanne definitive ancora da scontare. Il decesso è stato rilevato nelle ore successive. Tuttavia, le condizioni in cui è stato trovato il corpo e lo stato della cella non avrebbero fornito indicazioni immediate riconducibili all’ipotesi di un gesto volontario. Anche l’assenza di segnali nei giorni precedenti, che potessero far pensare a una situazione di disagio tale da condurre a un suicidio, è uno degli aspetti che ha contribuito a orientare le valutazioni iniziali degli inquirenti verso ulteriori verifiche.

Disposta l’autopsia per chiarire le cause della morte di Mirco Fiori.

Il pubblico ministero Nicoletta Mari ha quindi disposto l’autopsia, ritenuta necessaria per chiarire ogni elemento ancora incerto. L’incarico al medico legale Roberto Demontis verrà formalizzato oggi, 30 maggio, o al massimo lunedì con l’obiettivo di stabilire le cause esatte della morte attraverso gli accertamenti tecnici previsti. I familiari del detenuto sono stati informati del decesso poco dopo il ritrovamento del corpo. La madre e alcune sorelle hanno provveduto a nominare gli avvocati Anna Rita Violante e Vittorio Delogu, che li assisteranno nel procedimento in qualità di parti offese, seguendo gli sviluppi delle indagini e partecipando alle operazioni peritali.

L’uomo voleva trasferirsi Bosa per essere più vicino ai familiari.

Fiori era stato trasferito dal carcere di Massama alla struttura di Uta. Nei giorni precedenti alla morte aveva ricevuto la visita dell’avvocato Anna Rita Violante, con la quale aveva anche avuto un contatto telefonico poche ore prima del decesso. Da quanto riferito, si sarebbe trattato di una conversazione ordinaria, priva di elementi che potessero lasciar presagire situazioni di particolare criticità personale. Parallelamente, l’uomo stava portando avanti alcune pratiche per ottenere un riavvicinamento alla propria città di origine, Bosa, attraverso un possibile trasferimento nuovamente nel carcere di Oristano, nella struttura di Massama. Questo percorso amministrativo era in corso e rappresentava uno degli aspetti della sua posizione detentiva.

Si attende l’autopsia sul corpo di Mirco Fiori.

Gli accertamenti disposti dalla magistratura dovranno ora chiarire in modo dettagliato la dinamica dei fatti, verificando ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto nelle ore precedenti al decesso. L’esito dell’autopsia sarà determinante per orientare le successive valutazioni investigative e per fornire risposte ai familiari.

Le analogie con la morte di Stefano Dal Corso.

La vicenda presenta analogie con la morte di Stefano Dal Corso, il detenuto trovato senza vita il 12 ottobre 2022 nel carcere di Massama. In un primo momento la morte venne classificata come suicidio per impiccamento. Col tempo, il caso ha assunto rilievo nazionale dopo le contestazioni dei familiari, che hanno sempre escluso l’ipotesi del gesto volontario. L’archiviazione iniziale, disposta dal giudice per le indagini preliminari senza lo svolgimento dell’autopsia, è stata messa in discussione. La sorella del detenuto ha chiesto la riapertura dell’indagine, sostenuta da un testimone che avrebbe riferito dell’esistenza di filmati che avvalorano l’omicidio. Secondo questa ricostruzione, Dal Corso sarebbe stato aggredito mortalmente dopo aver assistito a un rapporto sessuale all’interno del carcere. Ora si riapre il capitolo delle morti in carcere con il caso di Mirco Fiori, una vicenda ancora tutta da chiarire.

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Mi chiamo Pietro Serra, nato a Sassari e cresciuto a Sorso. Da alcuni anni svolgo la professione di giornalista pubblicista e dal 22 gennaio 2024 ricopro il ruolo di direttore del Giornale di Oristano. Sono appassionato di raccontare eventi e storie legate ai diversi territori della Sardegna, approfondendo le notizie attraverso inchieste e analisi dettagliate. Tra i miei interessi professionali spiccano le questioni legate alla gestione delle emergenze. Nel tempo libero metto in pratica questa passione anche come soccorritore del 118, un’esperienza che mi ha insegnato il valore concreto dell’aiuto agli altri e la responsabilità nel prendersi cura del prossimo.